La crisi dei carburanti sta colpendo non solo la Crimea, ma anche diverse aree del sud della Russia, dove gli effetti dei bombardamenti con droni sulle raffinerie e su altre infrastrutture energetiche si stanno traducendo in limitazioni concrete alla distribuzione. Il ministero dell'Energia in Russia ha riconosciuto che gli attacchi contro gli impianti del settore energetico e contro i relativi siti di supporto sono all’origine delle carenze, ricondotte nel comunicato a “difficoltà temporanee” nei rifornimenti.
In Simferopoli, la misura più immediata riguarda il singolo automobilista: ogni auto può ricevere fino a 20 litri di benzina al giorno, e soltanto se il proprietario riesce a prenotare il rifornimento tramite la app di messaggistica del governo Max prima che la disponibilità quotidiana venga esaurita. Nella pratica, la quota disponibile tende a sparire in due ore. In tutta la Crimea, inoltre, non è più possibile acquistare carburante in contanti.
Le difficoltà non si limitano alla benzina. In Crimea la penuria riguarda anche altri beni di consumo, tra cui farina, zucchero e grano saraceno. Lo stesso quadro si osserva in altre regioni russe a seguito dei raid mirati dei droni di Kiev contro le infrastrutture energetiche e contro le linee di rifornimento dei territori occupati, in particolare lungo l’autostrada Novorossya, che collega la Crimea alla regione di Rostov.
Anche nella regione di Krasnodar la situazione è tesa. Govorit NeMoskva segnala che molti distributori sono privi di alcuni tipi di benzina e che si sono formate lunghe code davanti alle stazioni. Ieri il governatore della regione, Veniamin Kondratyev, ha descritto la crisi come “provvisoria”, imputandola all’ondata di panico tra i residenti “a causa della situazione difficile nelle regioni vicine”. Dall’inizio di giugno, denunce analoghe arrivano anche da residenti di Mosca, San Pietroburgo, Belgorod, Kursk, oltre che dalle regioni di Leningrado e Mosca.