Il piano non contempla opere in mare: le banchine esistenti sono ritenute idonee all'ormeggio delle metaniere ed il sito è già stato sottoposto a verifiche di conformità durante la recente riqualificazione delle banchine. Il terminal di rigassificazione sarà collegato alla rete nazionale al punto di connessione “Bellavista”, nel retroporto; una quota del gas rigassificato è destinata all’ex-Ilva per alimentare i futuri forni elettrici. L’iniziativa è tornata alla ribalta la scorsa estate, mentre si valutava anche l’ipotesi di una nave rigassificatrice proposta dal gruppo azero Baku Steel. Quel progetto era stato prospettato anche per il molo polisettoriale, ma il Comune di Taranto ha espresso un netto rifiuto, motivato da ragioni ambientali e dalla volontà di non compromettere altre vocazioni portuali, in particolare il traffico crocieristico.
Anche l’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio ha escluso l’attracco della nave al molo polisettoriale, che è al centro di altri programmi — tra cui la conversione di porzioni della banchina controllata da Yilport in hub nazionale per l’assemblaggio e la messa in servizio di componenti per l’eolico offshore, funzione attribuita al porto di Taranto con un decreto del Mase dello scorso luglio. È in corso la procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via), avviata dopo l’istanza depositata in ottobre, che dovrà accertare la compatibilità del progetto con le condizioni territoriali ed ambientali. L’iter amministrativo è complesso: in passato, nei primi anni 2000, una proposta di rigassificatore del gruppo spagnolo Gas Natural fu respinta e poi ritirata, proprio per il timore di aggravare le pressioni ambientali su un’area già sottoposta a forte stress.