L’amministrazione statunitense ha disposto una deroga temporanea alla normativa sul cabotaggio, autorizzando per 60 giorni navi battenti bandiera estera a svolgere servizi coastwise tra porti nazionali. La misura —pensata per incrementare la capacità tonnellistica disponibile e ridurre i costi della supply chain energetica— permette immediati sbocchi operativi per operatori internazionali ed alleggerisce la pressione sulla flotta coastwise nazionale (Jones Act).
Sul fronte operativo, si aprono scenari di impiego in time-charter e voyage-charter per rotte feeder interiori, con impatti possibili su schedule reliability e costi di feederage e barge positioning. Contemporaneamente, l’esecutivo ha annunciato il rilascio di 172 milioni di barili dalle riserve strategiche di petrolio, in un intervento coordinato con altri Paesi per circa 400 milioni di barili complessivi.
L’obiettivo dichiarato è smorzare la pressione sui prezzi causata dalle tensioni nello Stretto di Hormuz e dalla riduzione temporanea dell’offerta. Analisti di mercato osservano però che, dati i volumi globali trattati e le complessità logistiche di distribuzione e refining, l’effetto calmierante potrebbe risultare limitato e temporaneo.
Il vicepresidente James David Vance ha ammonito che la fase di transizione sarà difficile nel breve periodo, ma ha espresso fiducia in un ritorno alla normalità dei prezzi una volta risolta la crisi geopolitica. Per operatori portuali, armatori e logistic provider la priorità resta gestire la capacità disponibile ed ottimizzare la catena intermodale per mitigare impatti su costi e continuità di servizio.