Centinaia di addetti ai trasporti hanno incrociato le braccia a Manila in segno di protesta per il forte aumento dei carburanti, una criticità che la "Bbc" segnala essere scaturita dall’impennata dei prezzi dopo l’escalation del conflitto con l’Iran.
Diesel e benzina sono più che raddoppiati, mettendo sotto pressione autotrasportatori, operatori del trasporto pubblico e l’intera logistica urbana; le autorità hanno nel frattempo proclamato lo stato di emergenza energetica nazionale.
La mobilitazione è guidata dalla coalizione sindacale Piston, che chiede misure strutturali: cancellazione delle imposte sugli idrocarburi, prezzi alla pompa più bassi, inversione della deregolamentazione e rientro del settore sotto controllo statale, oltre a ritocchi tariffari ed aumenti salariali per compensare l’onere crescente. Si tratta di richieste che mirano non solo a sollievo immediato ma anche a riforme della governance del carburante e del sistema tariffario.
Il presidente Ferdinand Marcos ha assicurato di cercare nuove fonti di approvvigionamento energetico e ha firmato una norma che gli consente di sospendere o ridurre temporaneamente l’accisa sui prodotti petroliferi. Tra le contromisure adottate dal governo: sussidi mirati agli autisti, riduzione dei collegamenti marittimi non essenziali e l’introduzione di una settimana lavorativa di quattro giorni per i dipendenti pubblici, tutte azioni orientate al contenimento dei consumi. Lo stato di emergenza attribuisce al governo poteri straordinari per stabilizzare il mercato energetico e proteggere l’economia. Per il comparto trasporti la sfida è duplice: gestire l’impatto operativo immediato sui costi e ripensare modelli di approvvigionamento e regolamentazione per aumentare resilienza e sostenibilità nel medio periodo.