Un fermo di cinque giorni che paralizzerà le operazioni portuali commerciali in Sicilia: è la misura decisa dal Comitato trasportatori siciliani, entrata in vigore la scorsa notte. Lo sciopero blocca lo sbarco e l’imbarco dei semirimorchi sulle navi; secondo il segretario Salvatore Bella, circa il 90% degli operatori intermodali ha aderito. La protesta è circoscritta agli scali —niente blocchi stradali o presidi— e punta ad interrompere le forniture alla grande distribuzione finché il governo non fornirà impegni formali. La Regione ha già convocato il Comitato: il presidente Renato Schifani ha avviato un tavolo per cercare una via d’uscita; nei prossimi giorni è probabile una convocazione al ministero delle Infrastrutture. I tecnici ministeriali, secondo Bella, non sarebbero completamente informati delle specificità siciliane, rimaste fuori dall’agenda delle associazioni nazionali. Sono più fattori ad alimentare la protesta: l’applicazione del sistema Ets, il cui costo sarebbe stato trasferito sui prezzi dei biglietti navali, e il ritardo nell’erogazione del “Marebonus”, previsto a dicembre 2025 e mai ricevuto. Inoltre il caro carburanti ha fatto impennare le spese: polizze di imbarco aumentate di circa 160 Euro a tratta nell’ultimo mese; considerati anche gli oneri Ets, l’incremento totale si avvicinerebbe ai 600 Euro per corsa. La proposta del Comitato è di utilizzare le somme accantonate relative alle quote Ets — stimate intorno ai 500 milioni di Euro presso il Mef — come contributo ai biglietti navali, ottenendo uno sconto stimato di almeno il 30%.
Blocco dei semirimorchi: cinque giorni di stop nei porti siciliani
Scontro su ETS, Marebonus e rincari carburante: richiesta di usare fondi per sconti navali
Palermo, PA, Italia
Mobilita.news
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