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Nomine pubbliche: il caso Terna

Remunerazioni d’oro e responsabilità pubblica nelle società controllate

Nomine pubbliche: il caso Terna 

Di recente è stata depositata la lista dei candidati a guidare per il triennio 26/29 la società Terna. L’amministratore delegato uscente, Giuseppina di Foggia, ricordiamo unica donna ai vertici di una quotata pubblica, non è stata riconfermata ed è stata designata quale presidente di altra quotata operante nel settore energia -Eni (vedi Mobilita.news).

Sta facendo molto discutere la richiesta della Di Foggia in merito alla sua buonuscita (quasi 7 milioni di Euro) in quanto il Governo si aspettava che la stessa rinunciasse sulla base del suo trasferimento ad altra società pubblica (dove l’aspetta un compenso annuo di circa 500 mila Euro).

La vicenda porta ad alcuni interrogativi.

Il primo: un mistero il motivo della sua sostituzione. 

Unica donna a guidare una società pubblica; azioni Terna premiate dal mercato (per la prima volta nella storia il titolo ha superato quota 10 Euro); bilancio perfetto (del resto come non potrebbe.. Terna gestisce in regime di monopolio la rete elettrica italiana con investimenti remunerati in tariffa: insomma pagati da noi cittadini in bolletta); nessun ritardo nella realizzazione delle opere (almeno da quanto risulta da dati pubblici).

Risultato? La Di Foggia va rimossa … ma non troppo … al contempo, infatti, viene indicata per la Presidenza di Eni (mah) Solo il tempo ci dirà i reali motivi di questa “necessaria” sostituzione …

Il secondo: la politica della remunerazione delle società pubbliche

Dalla sostituzione discende la querelle in merito alla sua buonauscita: la Di Foggia, infatti, in applicazione del contratto sottoscritto con Terna (in cui si ricorda, l’amministratore delegato è anche direttore generale) chiede l’applicazione della severance (che porta ad una buonauscita di circa 7 milioni). Gli azionisti (CdP, Mef .. non è chiaro) vorrebbero riconoscere una cifra minore sul presupposto di averla indicata in altra partecipata pubblica (non 7 ma 5, 4, uno sconto insomma, mah). In attesa dell’esito di tale querelle (che magari, da non addetti ai lavori, ci chiediamo se non poteva essere approfondita prima di fare le nomine?), il tema su cui bisogna interrogarsi è più di carattere generale e non riguarda la Di Foggia (che chiede di applicare il suo contratto) ed attiene alla politica di remunerazione delle società pubbliche (i cui vertici non sono scelti dal mercato) soprattutto quelle che –come Terna– operano in regime di monopolio senza alcun rischio connesso al business.

Ci si chiede quindi come sia possibile che un manager che guida una società pubblica con tale profilo di rischio possa arrivare a percepire in un triennio (tra fisso, variabile e buonauscita) una somma che si aggira intorno ai 15 milioni di Euro.

Ed ancora come sia possibile che l’azionista pubblico approvi in assemblea queste politiche della remunerazione - in cui oltre ad un fisso altissimo vi è un variabile che si basa su obiettivi non sfidanti e sempre raggiungibili ed in cui è prevista una buonauscita monstre. Per non parlare poi delle spese di rappresentanza sostenute durante i mandati su cui prima o poi qualcuno deciderà di fare chiarezza …

Tutto questo nel momento in cui le famiglie  non riescono a  pagare le bollette …

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