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Autostazioni italiane in ritardo: servono 30 nuovi hub per i bus

Anav: infrastrutture ferme, il gap con l’Europa pesa sul trasporto su gomma

Nel dibattito sulla mobilità italiana si è tornato a parlare di una criticità molto concreta: la rete delle autostazioni per il trasporto passeggeri su gomma non è cresciuta al passo con la domanda. Nicola Biscotti, presidente di Anav, l’associazione di Confindustria che rappresenta le imprese private del trasporto-passeggeri, ha richiamato l’attenzione su un fabbisogno stimato in almeno 30 nuove autostazioni di nuova generazione, per un investimento complessivo valutato in 300 milioni di Euro.

L’allarme è arrivato a Roma, al termine della tavola rotonda dedicata al futuro della mobilità. Secondo l’associazione, nell’ultimo decennio la crescita esponenziale del trasporto di linea sulle medie e lunghe distanze non è stata accompagnata da interventi infrastrutturali adeguati. Il quadro che ne deriva, sostiene Anav, è frammentato: in diverse aree del Paese i terminal non esistono oppure non garantiscono servizi all’altezza.

“L'Italia è in forte ritardo rispetto all'Europa in termini di infrastrutture ed intermodalità. Il divario rispetto a treni e aerei resta enorme”, ha dichiarato Biscotti. “Le autostazioni sono un asset fondamentale per ottimizzare i tempi, garantire fluidità e comfort. Chiediamo attenzione al Governo ed investimenti mirati per realizzare nuovi hub sicuri, integrati ed accessibili”.

Tra i casi indicati come riferimento, il presidente di Anav ha citato l’autostazione Tibus di Roma, descrivendola come un modello da estendere su scala nazionale. La struttura, ha ricordato, gestisce circa 9 milioni di passeggeri all’anno.

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