Per consentire al Paese di compiere un effettivo salto di qualità sul fronte della mobilità sostenibile, l'apporto delle risorse straordinarie ed una tantum previste dal Pnrr (Piano nazionale ripresa e resilienza) necessita di essere integrato e reso strutturale. Il sistema del Trasporto pubblico locale (Tpl) presenta infatti un fabbisogno finanziario di 800 milioni di Euro annui per l’adeguamento del Fondo nazionale trasporti a cui si aggiungono le risorse per gli investimenti indispensabili allo sviluppo dell'intermodalità ed il mantenimento della qualità del parco autobus.
È quanto è emerso oggi a Roma durante il convegno annuale di Anav (Associazione nazionale autotrasporto viaggiatori), in occasione della presentazione dello studio "Politiche per la diversione modale a favore del Trasporto pubblico locale", curato da Pierluigi Coppola del Dipartimento di meccanica del Politecnico di Milano.
Le simulazioni elaborate dal modello del Politecnico evidenziano che l’Italia sta sostenendo uno sforzo imponente nel settore dei trasporti, con 37,7 miliardi di Euro di investimenti complessivi nazionali, regionali e locali. Di questi, circa 5,5 miliardi sono concentrati nelle aree metropolitane e destinati per il 72% ad infrastrutture fisse di trasporto rapido di massa (metropolitane e tram). Tuttavia, in base allo scenario attuale, questa importante "cura del ferro" genererà uno shift modale dall'auto privata al trasporto pubblico pari a solo il 2,8%, una quota distante dal target del 10% auspicato dal Pnrr. I dati indicano che l’effetto positivo rischia di rimanere circoscritto ai centri densamente urbanizzati (+3%), mentre l’impatto sarà quasi nullo nelle aree ad urbanizzazione diffusa o rurali, dove l'auto privata continua a detenere oltre l’80% della domanda complessiva di mobilità.
Aumentare l’offerta per stimolare lo shift modale
Per estendere i benefici della rete fissa oltre i confini metropolitani ed intercettare i flussi pendolari dei territori più diffusi, lo studio del Politecnico ha quantificato gli interventi integrativi per l'accessibilità alle stazioni delle reti metropolitane di Milano, Genova, Torino, Roma, Napoli e Catania. Il piano per l'intermodalità su gomma richiede:
+30 milioni di bus-km annui di servizi di adduzione in superficie (+15% rispetto ai dati attuali nei bacini analizzati);
L'immissione in servizio di 880 autobus aggiuntivi;
La realizzazione di 4 nuove autostazioni e 6 parcheggi di interscambio (Park&Ride).
Il fabbisogno economico stimato per questo piano-ponte è pari a circa 130 milioni di Euro per lei nfrastrutture di scambio e tra i 220 ed i 440 milioni di Euro per i nuovi autobus, a cui vanno aggiunti tra i 75 ed i 115 milioni di Euro all'anno di spesa corrente come contributi all'esercizio delle linee bus extraurbane.
Al tema delle risorse si affianca quello del capitale umano: in Italia mancano circa 10.000 conducenti eoltre 100.000 in Europa, con ricadute dirette sull’operatività dei servizi e sulla loro capacità di sviluppo. Per far fronte all’emergenza, le aziende hanno attivato Academy finanziando integralmente patente e CQC, ma si tratta di un problema strutturale e sociale che le aziende non possono risolvere da sole.
Integrazione modale e sostenibilità
I benefici derivanti da questa integrazione modale sarebbero di assoluto rilievo: la diversione modale complessiva salirebbe al 3,5% a livello nazionale, con un impatto straordinario proprio nelle aree ad urbanizzazione diffusa, dove l'efficacia del trasporto pubblico verrebbe moltiplicata da 5 a 6 volte. Anche i vantaggi ecologici e di sicurezza stradale risulterebbero amplificati, con 590.000 tonnellate/anno di CO2 evitata ed oltre 18.300 incidenti stradali in meno.