Il 7 luglio 2026, a Trieste, la consigliera del Partito Democratico Manuela Celotti ha sferrato un duro attacco alla Giunta Fedriga, definendo fallimentare la gestione del trasporto ferroviario locale a causa dei ripetuti stop che stanno flagellando il servizio transfrontaliero Micotra. Il collegamento strategico tra il Friuli Venezia Giulia e la Carinzia è infatti ostaggio di continui guasti meccanici, che si traducono nella sistematica cancellazione delle corse e nel ricorso d'emergenza ad autobus sostitutivi. Una situazione di estrema fragilità logistica che colpisce duramente pendolari, lavoratori e flussi turistici nel pieno della stagione estiva.
I riflettori sono puntati in particolare sulla tratta Udine-Tarvisio, pilastro della mobilità intermodale e corridoio vitale per gli amanti della rinomata ciclovia Alpe Adria. Le cronache e le costanti proteste che rimbalzano sulle piattaforme social evidenziano come un potenziale fiore all'occhiello della mobilità sostenibile regionale si sia trasformato in un'odissea quotidiana per i viaggiatori. L'impossibilità di garantire agevolmente il trasporto delle biciclette sui mezzi sostitutivi su gomma arreca inoltre un grave danno d'immagine all'intera macchina di promozione territoriale.
La critica politica chiama direttamente in causa la Regione, azionista unico di Ferrovie Udine Cividale (Fuc). Celotti evidenzia che, dopo otto anni di mandato, la governance non ha più alibi e deve superare l'attuale immobilismo affrontando le carenze strutturali del materiale rotabile, suggerendo l'acquisto immediato di un locomotore aggiuntivo per fronteggiare le emergenze. Per uscire dall'impasse, l'opposizione chiede un cambio di rotta negli investimenti e un confronto autorevole con i giganti della rete, Rfi e Trenitalia, restituendo certezza a un servizio pubblico ormai fuori controllo.