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Nomine nelle partecipate: dossier Meloni e il risiko del 2026

112 consiglieri e 79 società in bilico: scontro tra partiti e candidature tecniche

Le trattative sulle nomine nelle partecipate sono tornate al centro dell’agenda politica: la premier Giorgia Meloni ha preso in mano il dossier, ma l’esito del referendum ed il successivo scossone nella maggioranza hanno momentaneamente frenato la definizione delle nomine dei cda in scadenza tra aprile e giugno. 

Oggi il tema potrebbe emergere a margine del consiglio dei ministri; intanto si sono intensificati i contatti fra i referenti dei partiti — con la Lega (Durigon, Paganella), Forza Italia (Barelli) e FdI (Lollobrigida) che stanno aggiornando le loro posizioni. 

Prima scadenza concreta: Poste Italiane, con liste da depositare entro il 2 aprile per l’assemblea del 27 aprile. Matteo Del Fante è dato per favorito alla riconferma come ad, anche alla luce delle manovre su Tim. La conferma di Silvia Rovere alla presidenza è invece meno scontata: il puzzle delle presidenze potrebbe subire un ridisegno, ma il tema della scarsa rappresentanza femminile resta centrale nelle valutazioni politiche. 

La tornata 2026 è complessa: il Centro studi Nomos ricorda che sono coinvolti 112 consiglieri in 79 società — un risiko politico-gestionale di ampia portata. I ceo di primo livello (Flavio Cattaneo ad Enel, Claudio Descalzi ad Eni, Roberto Cingolani a Leonardo) dovrebbero essere riconfermati, mentre le presidenze restano fluide. A Leonardo si parla di sostituzione dell’ambasciatore Pontecorvo con Stefano Cuzzilla; sul tavolo anche il nome di Elisabetta Belloni

Ad Eni il presidente Zafarana è dato in uscita, con Andrea De Gennaro come possibile erede; situazione incerta per Paolo Scaroni ad Enel. 

Nei vertici delle infrastrutture è probabile una rotazione: Terna potrebbe rinnovare sia la presidenza che la direzione generale, con ipotesi di ricollocamento per il ceo Giuseppina Di Foggia (eventualmente su FiberCop) e candidature come Pasqualino Monti

In campo creditizio Andrea Munari (Amco) appare vulnerabile. 

Sul fronte trasporti Salvini pesa nelle scelte: Rfi (Rete ferroviaria italiana) e Trenitalia in scadenza, con probabile conferma per Aldo Isi e per Gianpiero Strisciuglio a Trenitalia. 

Infine, le authority: Consob resta in reggenza con Chiara Mosca; la Lega dovrebbe proporre il nome, ma le fibrillazioni tra alleati potrebbero spingere Meloni ad indicare un tecnico (tra i papabili Gregori o Masciandaro). Nel 2026 toccherà anche ad Antitrust, Anac (anticorruzione), Enac (Ente nazionale aviazione civile), Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ed agli enti parco nazionali.

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