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Diga di Genova: l'ombra del caporalato sui cassoni di Vado Ligure

L'allarme del sindacato: oltre cento operai stranieri senza stipendio né futuro

Otto arresti per intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera hanno scosso nelle ultime ore il porto di Vado Ligure, dove la magistratura ha riscontrato gravi indizi di caporalato nei cantieri per la fabbricazione dei mega-cassoni in calcestruzzo destinati alla costruzione della Nuova Diga Foranea di Genova, una delle più rilevanti opere strategiche nazionali finanziate tramite i fondi del PNRR.

La Cgil ha espresso profonda preoccupazione per una vicenda definita allarmante ma purtroppo non sorprendente. Secondo l'organizzazione sindacale, le gravi irregolarità e i flussi anomali di manodopera si manifestano con preoccupante frequenza proprio all'interno dei grandi investimenti pubblici. Il sito produttivo savonese aveva registrato in pochissimi mesi un incremento esponenziale del personale impiegato, una crescita repentina culminata lo scorso maggio nella rescissione immediata del contratto d'appalto da parte della committenza principale, Fincosit.

Questo drastico provvedimento ha generato immediate e drammatiche ripercussioni occupazionali per centoventisette operai edili, prevalentemente di nazionalità indiana e pakistana. La Fillea Cgil, dopo aver sollecitato l'intervento tempestivo delle autorità pubbliche e promosso mobilitazioni davanti alla sede della Regione Liguria per ottenere adeguate garanzie di protezione sociale, denuncia lo stallo attuale. Le maestranze coinvolte attendono ancora il pagamento completo delle spettanze arretrate e un percorso sicuro di ricollocazione professionale.

Il segretario generale della Fillea Cgil, Antonio Di Franco, ha evidenziato come le grandi opere infrastrutturali risultino esposte all'infiltrazione di reti specializzate nello sfruttamento organizzato del lavoro. Sotto accusa vi è anche l'attuale impianto normativo della legge Bossi-Fini, che rischia di penalizzare le vittime legando il titolo di soggiorno alla stabilità dell'impiego. Il sindacato richiede impegni tangibili a istituzioni e imprese per ripristinare la legalità economica complessiva, oltre alla revoca immediata delle abilitazioni per gli enti formativi ritenuti responsabili del rilascio di false attestazioni professionali a danno dei lavoratori stessi.

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