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La morsa di dazi e conflitti stringe i porti e il made in Italy

Il protezionismo Usa affonda i primi colpi sull'agroalimentare e sulle auto

A inizio luglio 2026, la Federazione Nazionale Imprese di Spedizioni Internazionali ha diffuso in Italia il suo ventisettesimo Economic Outlook, rivelando come i persistenti conflitti geopolitici e le nuove aggressive politiche doganali stiano stravolgendo il commercio globale. Il documento fotografa una situazione di grave allerta per la filiera del nostro Paese, stretta nella morsa tra l'instabilità del Medio Oriente e il ritorno del protezionismo oltreoceano che minaccia direttamente le nostre esportazioni.

Le crescenti tensioni internazionali, esacerbate dai continui attacchi degli Houthi nel bacino del Mar Rosso, hanno di fatto paralizzato snodi marittimi un tempo vitali. I transiti nello Stretto di Hormuz e nel Canale di Suez sono crollati in modo drastico, costringendo i Paesi del Golfo a inventare inediti corridoi multimodali terrestri per aggirare l'impasse logistica. Questa emorragia si riflette inevitabilmente sulle banchine italiane, che segnano un passo indietro preoccupante nei volumi movimentati. Scali nevralgici come Trieste e Savona guidano i ribassi, penalizzati dai drastici riassetti delle alleanze armatoriali. Anche il trasporto aereo non sorride affatto: l'hub di Milano Malpensa frena bruscamente, zavorrato dalle dinamiche mediorientali e dalla controversa imposta governativa sui piccoli pacchi provenienti dall'estero, allontanando l'Italia dai trend di crescita asiatica e transpacifica.

Oltreoceano, la nuova amministrazione Trump sta dispiegando i primi effetti tangibili della sua politica tariffaria, dimezzando il deficit commerciale statunitense a scapito dei partner storici. Per l'Italia, gli Stati Uniti rimangono una sponda cruciale, ma i dazi stanno affondando colpi durissimi a settori di punta come l'automotive e, soprattutto, l'agroalimentare. Le esportazioni di eccellenze come olio, carni lavorate e prodotti da forno subiscono contrazioni a doppia cifra. A tutto ciò si somma un vertiginoso aumento dei costi di trasporto, che arrivano a bruciare oltre l'undici percento dei ricavi per le piccole e medie imprese. Il presidente di Fedespedi, Alessandro Pitto, avverte chiaramente che contare unicamente sulla nostra favorevole posizione geografica nel Mediterraneo è ormai un'illusione. L'Italia deve smettere di subire le emergenze e strutturare un solido progetto nazionale, elevando la logistica a pilastro strategico intoccabile per difendere la competitività dell'industria tricolore nel mondo.

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