La società veronese di micromobilità Bit Mobility ha sospeso improvvisamente nella mattinata di giovedì 16 luglio 2026, il servizio di monopattini elettrici in condivisione su tutto il territorio nazionale, disabilitando i mezzi in regioni chiave come Lombardia, Veneto, Toscana e Campania. Il blocco è scattato a causa dell'impossibilità burocratica di attivare in tempo utile le nuove coperture assicurative obbligatorie per la responsabilità civile. L'operatore ha denunciato una paralisi operativa totale, causata dai tempi troppo ristretti concessi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che non hanno permesso di finalizzare i contratti prima della scadenza dei termini.
La vicenda evidenzia le profonde frizioni tra le nuove riforme del Codice della Strada e il comparto assicurativo. I vertici dell'azienda hanno spiegato che le compagnie hanno inviato le proposte contrattuali solo alla vigilia dell'entrata in vigore della norma, creando un collo di bottiglia insuperabile nonostante l'immediata disponibilità della dirigenza a sottoscrivere i contratti. Oltre al danno organizzativo che lascia a piedi migliaia di utenti, la critica si concentra su una presunta speculazione tariffaria, con premi che sono lievitati fino a sedici volte rispetto al passato, a parità di flotta e di tasso di sinistrosità.
Mentre si attende una risoluzione tecnica nelle prossime ore, il caso solleva forti dubbi sul futuro della mobilità dolce urbana nel nostro Paese. Senza un intervento immediato del governo volto a istituire un regime transitorio ed a calmierare i costi di gestione, l'introduzione improvvisa della Rca rischia di soffocare definitivamente le imprese di sharing, privando i pendolari di una valida alternativa ecologica al trasporto privato e congestionando ulteriormente i centri storici delle grandi città.