Un'improvvisa e violenta offensiva militare ha paralizzato nelle ultime ventiquattr'ore i due snodi fondamentali della logistica petrolifera mondiale: lo Stretto di Hormuz e il passaggio di Bab el-Mandeb nel Mar Rosso. Giovedì 23 luglio 2026, gli insorti Houthi e i Pasdaran iraniani hanno sferrato raid coordinati con missili e droni contro diverse superpetroliere saudite e internazionali, provocando incendi a bordo e spingendo numerose navi a invertire la rotta. L'esplosione delle tensioni, giunta al culmine di dodici notti consecutive di bombardamenti americani nell'area, ha provocato un'immediata fiammata dei prezzi del greggio Brent verso i novantotto dollari al barile, mentre la missione navale europea Aspides ha elevato il livello di allerta di sicurezza per tutti i mercati di navigazione commerciale.
La contemporanea ostruzione dei corridoi mediorientali sta infliggendo un duro colpo alla catena di approvvigionamento globale delle materie prime. Con la chiusura di fatto delle vie d'accesso al Golfo Persico rivendicata dalle forze armate di Teheran e l'embargo totale dichiarato dagli Houthi contro il traffico marittimo diretto negli scali sauditi, i vettori energetici si trovano privi di rotte sicure. La situazione d'emergenza sta costringendo i principali armatori internazionali a rivalutare l'impiego dei propri assetti, affrontando impennate record nei costi dei premi assicurativi contro i rischi di guerra e valutando il ritorno alle lunghe circumnavigazioni dell'Africa lungo il Capo di Buona Speranza.
La crisi dei trasporti marittimi rischia ora di trasformarsi in uno shock sistemico per le economie occidentali e orientali, altamente dipendenti dai flussi commerciali del Medio Oriente. Il persistere delle ostilità militari non solo allunga drammaticamente i tempi di resa delle merci e l'operatività dei porti di destinazione, ma minaccia di far schizzare alle stelle i costi logistici globali in un momento di estrema fragilità per la mobilità e i mercati internazionali.