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Rotte commerciali sotto morsa: il collasso di Bab el-Mandeb e Hormuz

Scontri nello Yemen ed i raid navali nel Golfo bloccano i transiti

Nella prima settimana di settembre 2026, l'esplosione di una violentissima offensiva militare condotta dalle milizie Houthi contro le truppe governative nello Yemen occidentale ha riaperto la battaglia strategica per il controllo dello stretto di Bab el-Mandeb, porta d'accesso al Mar Rosso e al Canale di Suez. L'operazione, sviluppata tramite attacchi coordinati di artiglieria, missili balistici e droni, punta a spezzare l'arteria viaria che collega la città di Taiz al porto di al-Makha, con l'obiettivo di soffocare le direttrici logistiche della regione e consolidare un blocco navale ed economico dalle conseguenze devastanti per i trasporti internazionali.

I combattimenti più aspri hanno travolto i rilievi di Jabal Habashi e i distretti viari di al-Kadha, Maqbana e al-Barh, riaccendendo un fronte rimasto congelato dal fallimento della tregua promossa dalle Nazioni Unite. Sebbene l'esercito regolare affermi di aver arginato le infiltrazioni e riconquistato avamposti cruciali nella provincia settentrionale di Jawf, le perdite sul campo contano centinaia di caduti e la perdita di figure di spicco tra i miliziani. La destabilizzazione ha inoltre valicato i confini nazionali con il raid che ha paralizzato la raffineria saudita Aramco di Jizan da 400 mila barili al giorno. Contestualmente, i report degli esperti dell'Onu evidenziano una pericolosa saldatura logistica e militare con i miliziani somali di al-Shabaab, minacciando entrambi i lati del passaggio marittimo.

Per gli operatori della catena di approvvigionamento mondiale, la recrudescenza dei combattimenti a terra nello Yemen si somma al quasi totale blocco dello stretto di Hormuz, dove il duello a fior d'acqua tra Stati Uniti e Iran continua a colpire le unità petroliere in transito, tra cui la nave Kylo. Come rilevato dalle analisi di Lloyd's List Intelligence, i flussi mercantili attraverso questi imbuti geografici sono crollati a circa dodici imbarcazioni al giorno, riducendo la capacità operativa a una frazione rispetto ai livelli ordinari.

Questa doppia stretta sta costringendo le maggiori compagnie di navigazione a deviare in massa le flotte verso la rotta circumnavigatoria del Capo di Buona Speranza. Una decisione che comporta un allungamento dei tempi di viaggio compreso tra dieci e quattordici giorni, un'impennata verticale dei costi dei noli e un rialzo esponenziale delle polizze assicurative per i rischi di guerra. La paralisi dei flussi di greggio e dei container minaccia ormai direttamente la stabilità della supply chain globale, innescando ritardi nelle consegne, scompensi nei terminal portuali europei e rincari generalizzati sui beni energetici e manifatturieri.

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