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Gli USA distruggono cinque petroliere iraniane

Attacco del Centcom dopo i missili teheraniani, greggio in rialzo

Nella giornata dell'8 settembre 2026, le forze militari del comando statunitense Centcom hanno affondato cinque navi petroliere iraniane tra il Golfo di Oman e le acque vicine all'isola di Kharg, rispondendo direttamente ai ripetuti attacchi con missili balistici sferrati dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica contro le unità navali della Marina americana. L'operazione di ritorsione giunta subito dopo l'intercettazione dei vettori di Teheran ha colpito duramente la rete marittima che finanzia l'IRGC, infiammando la tensione nello strategico snodo navale dello Stretto di Hormuz. L'improvvisa escalation militare nel Medio Oriente ha generato immediate e gravissime ripercussioni sulla sicurezza dei trasporti energetici e sulla stabilità complessiva delle principali rotte commerciali marittime internazionali.

Le recenti e durissime dichiarazioni del Segretario di Stato americano Marco Rubio confermano una linea di assoluta fermezza contro le aggressioni alle navi statunitensi, preannunciando ulteriori raid mirati contro la flotta mercantile iraniana. Contestualmente, la crisi si è allargata sul fronte terrestre con il lancio di missili balistici e munizioni a grappolo verso basi militari statunitensi in Giordania, intercettati per la quasi totalità dai sistemi di difesa aerea locali. Gli scontri nello scacchiere mediorientale stanno compromettendo la fluidità del traffico navale petrolifero, costringendo molti armatori globali a riprogrammare con urgenza le rotte dei giganti del mare e ad aumentare le misure di protezione per i propri equipaggi.

L'instabilità bellica lungo i corridoi marittimi di approvvigionamento ha scatenato un'immediata e violenta reazione sui mercati internazionali delle materie prime, spingendo le quotazioni del greggio Brent estremamente vicine alla soglia critica dei cento dollari al barile. La minaccia diretta alle infrastrutture energetiche e al transito continuo dei carichi idrocarburici evidenzia l'estrema vulnerabilità della logistica navale di fronte ai grandi conflitti geopolitici. Il prolungarsi delle ostilità nel Medio Oriente rischia di appesantire enormemente i costi di trasporto per l'intero comparto della mobilità globale, innescando una pericolosa fase di incertezza e rincari per il settore delle spedizioni transoceaniche.

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