Il governo degli Stati Uniti ha aperto un contenzioso politico e industriale con la Ford Motor Company, accusando il colosso automobilistico di Dearborn di un'eccessiva dipendenza dalla tecnologia di Pechino e di compromettere la propria indipendenza strategica. La polemica è esplosa formalmente mercoledì 9 settembre con la diffusione di una lettera inviata dal segretario ai Trasporti americano, Sean Duffy, all'amministratore delegato dell'azienda, Jim Farley. Nella missiva, il Dipartimento dei Trasporti esprime profonda preoccupazione per la traiettoria commerciale intrapresa dall'azienda, sostenendo che le recenti decisioni strategiche stiano progressivamente legando il futuro dello storico marchio a imprese sostenute direttamente dallo Stato cinese.
A scatenare le dure critiche dell'amministrazione statunitense sono state in particolare la licenza tecnologica concessa dal colosso delle batterie Catl per lo stabilimento BlueOval Battery Park nel Michigan, l'intesa con Geely in Spagna, i contatti informativi con Byd per componenti destinati ai veicoli ibridi e la scelta di rinviare al duemilatrenta il trasferimento negli Stati Uniti dell'assemblaggio del SUV Lincoln Nautilus. Secondo il segretario Duffy, intrecciare operativamente le proprie filiere con concorrenti strategici indebolisce l'affidabilità dell'industria nazionale, proprio mentre la politica della Casa Bianca punta alla massima autosufficienza dei componenti chiave per la transizione energetica dei trasporti.
La risposta dei vertici di Dearborn non si è fatta attendere ed è arrivata con toni particolarmente fermi, rigettando le accuse e rivendicando con orgoglio il proprio primato di radicamento manifatturiero sul suolo americano. La dirigenza dell'Oval Blue ha sottolineato come la partnership con Catl sia un semplice accordo di licenza software e tecnologica privo di partecipazioni societarie esterne, che consente alla società di mantenere la piena proprietà dello stabilimento del Michigan e di creare circa millesettecento posti di lavoro qualificati. Ford ha inoltre evidenziato come il proprio impegno produttivo superi quello di molti concorrenti che continuano a importare veicoli integrali e batterie direttamente dall'Asia o dal Messico.
La controversia mette in luce la fortissima tensione tra la necessità delle grandi aziende automobilistiche occidentali di accedere alle tecnologie avanzate per l'elettrificazione e le crescenti pressioni protezionistiche dei governi per tutelare la sicurezza nazionale. La sfida dell'automotive globale si gioca sempre più sulla capacità di bilanciare la competitività dei costi con la resilienza geopolitica delle filiere industriali. In questo scenario, le strategie d'approvvigionamento dei produttori di veicoli sono destinate a rimanere sotto lo stretto controllo delle autorità pubbliche, ridefinendo gli equilibri commerciali e logistici tra le sponde dell'Atlantico e del Pacifico.