L'introduzione obbligatoria del cronotachigrafo intelligente sui veicoli commerciali leggeri di peso compreso tra 2,5 e 3,5 tonnellate impiegati nei trasporti internazionali, scattata il primo luglio dell'anno corrente in tutta l'Unione europea, sta provocando una pesante impennata dei costi operativi e una forte contrazione della capacità di carico transfrontaliera. A denunciare con fermezza la situazione è l'associazione federale tedesca dei corrieri Bdkep, che evidenzia come le imprese di autotrasporto stiano affrontando rincari tariffari medi stimati tra il trentacinque e l'ottanta per cento, causati sia dalle ingenti spese di retrofit dei mezzi sia dai gravosi ritardi tecnici riscontrati nella transizione verso la nuova strumentazione digitale.
L'adeguamento normativo, previsto dal Pacchetto mobilità europeo per regolare la concorrenza nel settore del trasporto merci e monitorare i tempi di guida e riposo dei conducenti, comporta una spesa per singolo veicolo compresa tra i 3500 ed i 4700 Euro. Tale esborso economico ha spinto molte flotte aziendali a riorganizzare radicalmente i propri assetti operativi. Per aggirare i costi di conformità e la burocrazia del cronotachigrafo, diversi operatori hanno preferito convertire il parco mezzi su furgoni leggeri con massa inferiore ai 2490 chilogrammi, mentre altri hanno scelto di effettuare il salto verso la categoria superiore da 7,5 tonnellate per ottimizzare i margini di guadagno sulle lunghe percorrenze commerciali.
L'impatto economico sta ristrutturando le catene logistiche europee, penalizzando i vettori internazionali a vantaggio degli operatori attivi sulle sole tratte nazionali, momentaneamente esentati dai nuovi requisiti di bordo. I monitoraggi di settore condotti da organizzazioni come Iru e Kienzle Automotive confermano come un'ampia quota di imprese abbia riscontrato gravi ritardi nell'installazione dei dispositivi. Questo scenario sottolinea l'urgente necessità di pianificare con attenzione le politiche di transizione ecologica e digitale nel comparto dei trasporti commerciali, evitando che i costi d'adeguamento normativo compromettano la stabilità delle piccole e medie imprese della filiera stradale.