Il 24 settembre 2026, il ministero dell’Ambiente e sicurezza energetica (Mase)ha disposto una contrazione dei finanziamenti dedicati all'hub per l'eolico galleggiante del porto di Taranto, scatenando preoccupazioni subito placate dal Governo. Le risorse destinate allo scalo pugliese per l'anno in corso sono state ridotte a circa 13,9 milioni di Euro sui 28 previsti originariamente dal Decreto Energia. Tuttavia, il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha confermato che si tratta di una misura contabile provvisoria dovuta ai tagli lineari e che il budget residuo verrà integralmente ripristinato nel 2027, consentendo di rispettare la roadmap energetica.
La rimodulazione ha visto il budget globale del Mase scendere a 38,3 milioni di Euro, costringendo l’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio a riadeguare rapidamente i progetti. Il presidente dell'Adsp, Giovanni Gugliotti, pur accogliendo positivamente i chiarimenti ministeriali che riducono l’allarme, auspica una ratifica formale immediata per non compromettere la pianificazione economica. La transizione ecologica dei porti italiani richiede infatti certezze operative stabili per attrarre investitori e sostenere le infrastrutture industriali connesse alle rinnovabili marine.
In un panorama europeo fortemente orientato alla decarbonizzazione della logistica marittima, il ridimensionamento transitorio non deve rallentare i cantieri. L’infrastrutturazione di Taranto resta centrale sia per la produzione energetica da fonti pulite sia per la riconversione industriale del territorio. Il rispetto dei cronoprogrammi inviati dall'ente portuale a maggio sarà la chiave per ottenere lo sblocco definitivo dei capitali attesi. Gli operatori del settore attendono ora che le rassicurazioni verbali si trasformino nel bilancio di previsione in atti concreti, capaci di garantire la nascita del primo vero polo nazionale per la costruzione delle gigantesche turbine off-shore.