Lunedì 28 settembre 2026 i banchinieri e gli addetti logistici di tutti i porti italiani hanno incrociato le braccia per un'imponente giornata di sciopero nazionale di 24 ore. La mobilitazione, promossa dall'Unione sindacale di base insieme al sindacato Orsa, ha registrato picchi di adesione fino al 70% nello snodo strategico di Genova e nei principali terminal di Livorno, Trieste, Ancona e Gioia Tauro. Le maestranze hanno manifestato dinanzi alle Prefetture per rivendicare tutele previdenziali indispensabili, contrastare la riforma della legge portuale ed esigere il prolungamento delle garanzie contrattuali in un settore fondamentale per l'economia.
Il motivo principale della protesta risiede nel mancato riconoscimento delle mansioni di banchina tra i lavori particolarmente usuranti ai fini pensionistici, vertenza irrisolta nonostante le promesse ministeriali. Operare sui piazzali richiede infatti turnazioni continue che coprono l'intero arco della giornata, un fattore critico per una forza lavoro la cui età media supera abbondantemente i cinquant'anni. I rappresentanti dei lavoratori contestano apertamente la proposta parlamentare volte ad introdurre il lavoro interinale nelle operazioni di banchina, temendo la precarizzazione dell'intero sistema ed il ridimensionamento del ruolo storico delle compagnie portuali regolamentate.
Questa forte tensione sindacale si inserisce nel più ampio dibattito sul futuro della logistica marittima e dell'automazione dei terminali merci, che sta trasformando le infrastrutture di trasporto nel nostro Paese. Le delegazioni hanno già incontrato i rappresentanti del Governo sul territorio, annunciando un'imminente assemblea a Genova ed un ulteriore blocco dell'operatività previsto entro la fine del mese. La salvaguardia dei livelli occupazionali e la sicurezza sui luoghi di lavoro si confermano condizioni prioritarie per assicurare la competitività dei nostri mari, tutelando l'efficienza dei trasporti senza compromettere la dignità lavorativa delle maestranze portuali.