Oggi 2 ottobre, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati a Roma, la presidente di ANAV Serena Lancione ha presentato il Manifesto per il rilancio delle autostazioni italiane. L'iniziativa, promossa dall'associazione di categoria insieme ai principali attori del settore, punta i riflettori sul grave ritardo infrastrutturale che penalizza la mobilità collettiva su gomma. Nonostante la liberalizzazione del mercato abbia portato a una crescita esponenziale dell'offerta, la rete delle fermate e degli hub di interscambio risulta del tutto insufficiente per garantire collegamenti moderni, sicuri e inclusivi su tutto il territorio nazionale.
I dati diffusi nel corso dell'incontro mostrano un comparto dinamico con centottanta operatori, duemila autobus moderni e oltre trecento milioni di chilometri percorsi ogni anno. Tuttavia, a fronte di questo sviluppo commerciale, l'Italia conta appena cinquantaquattro autostazioni ufficiali, di cui soltanto nove strutturate per offrire un'adeguata assistenza ai passeggeri con mobilità ridotta. La distribuzione dei terminal appare fortemente disomogenea, concentrata prevalentemente nelle regioni settentrionali e lungo la direttrice adriatica, lasciando ampie porzioni del Paese senza nodi d'interscambio efficienti. Questa carenza infrastrutturale limita fortemente l'integrazione con i treni e con il trasporto pubblico locale, penalizzando la transizione ecologica dei trasporti.
Per superare queste criticità, ANAV sollecita il Governo e le istituzioni competenti ad adottare un Piano Nazionale delle Autostazioni, riconoscendo tali strutture come infrastrutture strategiche della mobilità sostenibile. La proposta prevede finanziamenti dedicati per riqualificare i terminal esistenti e realizzarne di nuovi, garantendo standard uniformi di sicurezza, digitalizzazione e accessibilità. Sostenere la modernizzazione degli hub di terra è fondamentale per offrire un'alternativa concreta all'uso dell'auto privata, riducendo le emissioni inquinanti e connettendo in modo capillare anche le aree interne del Paese con le grandi direttrici europee.