Il presidente dello Yemen Rashad al-Alimi ha annunciato il lancio dell'operazione militare "Alba dello Yemen" per riconquistare i territori occupati dai miliziani Houthi. L'offensiva, sostenuta da oltre cento raid aerei della coalizione guidata dall'Arabia Saudita, ha concentrato le proprie azioni lungo lo stretto di Bab el-Mandeb e nell'area di Taiz. Le forze governative hanno ripreso il controllo dello scalo aereo di Dhubab per mettere in sicurezza il canale di navigazione, mentre le milizie insorte hanno risposto lanciando missili balistici contro gli impianti sauditi di Aramco. Gli attacchi hanno provocato il blocco dell'oleodotto Est-Ovest a Khurais, mentre l'agenzia per la sicurezza marittima Ukmto ha segnalato multiple esplosioni nei pressi di una petroliera al largo del porto di Mokha.
L'escalation bellica rappresenta una minaccia diretta per la stabilizzazione dei corridoi marittimi e la sicurezza dell'approvvigionamento energetico globale. La chiusura forzata dell'infrastruttura petrolifera saudita, unita alle restrizioni al transito nello Stretto di Hormuz, costringe le compagnie di navigazione e i colossi della logistica a deviare le rotte delle navi cargo verso il Capo di Buona Speranza. Questa riorganizzazione dei flussi comporta un drastico aumento dei tempi di percorrenza e dei costi assicurativi dei noli, impattando pesantemente sulle catene di fornitura tra Europa e Asia.
L'instabilità del quadrante mediorientale evidenzia la fragilità dei principali nodi di strozzatura della mobilità navale internazionale. L'interruzione delle rotte commerciali nel Mar Rosso compromette la regolarità degli approvvigionamenti di materie prime, spingendo le autorità internazionali a intensificare la vigilanza militare per proteggere il traffico mercantile. Il ripristino della sicurezza lungo i corridoi marittimi rappresenta la condizione essenziale per evitare un nuovo rialzo dei prezzi energetici e salvaguardare la continuità del commercio navale mondiale.