Le autorità sudcoreane verificheranno l’itinerario reale delle navi partite dai propri scali e le destinazioni indicate nei documenti di trasporto, dopo le notizie relative a presunte forniture di carburante dirette nell’Estremo Oriente russo. Il controllo dovrà accertare se vi siano state inosservanze delle disposizioni vigenti sulle esportazioni verso la Russia.
L’iniziativa è maturata in seguito a un’inchiesta del quotidiano britannico The Guardian, che ha riferito di oltre 176 mila tonnellate di prodotti petroliferi, in prevalenza gasolio, imbarcate in porti della Corea del Sud tra luglio e agosto e poi trasportate verso la Russia orientale.
Il ministero degli Esteri di Seul ha dichiarato che dai dati delle procedure doganali non emergono esportazioni commerciali di prodotti petroliferi verso la Russia. L’amministrazione sudcoreana ha inoltre ribadito l’impegno ad applicare con rigore il proprio sistema di controlli all’export.
Secondo la ricostruzione fornita dal ministero, la vendita alla Russia di beni strategici è proibita. Per ulteriori 1.402 categorie di prodotti non strategici, potenzialmente impiegabili in ambito militare, è invece richiesta una valutazione autorizzativa individuale. I carburanti e gli altri prodotti petroliferi destinati al mercato commerciale non figurano però, allo stato attuale, tra le merci sottoposte a tali restrizioni: il loro caricamento in un porto sudcoreano non rappresenta quindi automaticamente una violazione normativa.
Le dichiarazioni di Seul rispondono anche alle contestazioni di Vladyslav Vlasiuk, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky per la politica sanzionatoria. Vlasiuk aveva sostenuto che quelle spedizioni potessero avere attenuato la scarsità di carburante in Russia. Il governo sudcoreano ha respinto tale accusa, richiamando il calo degli scambi esportativi con Mosca: dai 10 miliardi di dollari del 2021, le esportazioni sono scese a 4 miliardi nel 2025.
Il dossier si inserisce in un quadro diplomatico già complicato tra Corea del Sud e Ucraina. Dal mese scorso i rapporti sono segnati dalla protesta di Seul contro Zelensky, accusato di avere reso noto il trasferimento in Corea del Sud di due militari nordcoreani catturati nel Kursk, nonostante una precedente intesa tra i due Paesi prevedesse riservatezza sulla vicenda.