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Raddoppio Messina-Catania, allarme sui cantieri e sulla viabilità

Lombardo chiede interventi su ponti, talpe ferme e gestione dei materiali di scavo

La rete ferroviaria siciliana resta caratterizzata da una forte prevalenza del binario unico: su 1370 chilometri complessivi, soltanto 264 sono a doppio binario. Nel triangolo Messina-Catania-Palermo sono in corso gli interventi di raddoppio destinati a modificare in profondità la mobilità regionale, ma sul tratto Messina-Catania si stanno accumulando criticità operative che potrebbero compromettere la continuità dei cantieri.

L’allarme arriva da Pippo Lombardo, sindaco di Roccalumera, Comune costiero fra Messina e Taormina, deputato regionale e rappresentante di Sud chiama Nord. “Sul raddoppio ferroviario Messina-Catania si sta creando una situazione potenzialmente esplosiva. Se non si interviene immediatamente, il rischio concreto è quello di arrivare alla chiusura parziale dei cantieri, con conseguenze pesantissime sull’opera e soprattutto sui lavoratori”, afferma.

Uno dei nodi riguarda il trasporto del materiale proveniente dagli scavi in galleria. I mezzi pesanti partono da Giampilieri, dove sono attive le lavorazioni, e raggiungono Contesse, nella zona sud di Messina interessata dagli espropri per il Ponte sullo Stretto. L’itinerario passa dai ponti di Mili e Galati, sui quali Anas aveva già disposto limitazioni di carico prima del dibattito sui nuovi limiti di velocità. Su entrambe le opere non potranno transitare veicoli con un carico superiore a 26 tonnellate.

Secondo Lombardo, la riduzione della portata ammissibile costringerebbe a moltiplicare le corse. “Che in sostanza vuol dire che, se anche volessero provvedere con mezzi con meno carico, dovrebbero duplicare i viaggi: invece di 150 al giorno, diventano 300, e andata e ritorno 600. Il caos”, osserva.

Alle restrizioni sui ponti si aggiungerebbero quelle indicate dal Mit per l’autostrada: velocità massima di 60 chilometri orari e distanza di 200 metri tra un mezzo e l’altro. “Si potrà viaggiare a 60 km orari e 200 metri di distanza da mezzo a mezzo, questo significa che l’autostrada sarà dedicata solo a loro, perché non ci sarà spazio per gli altri sulla corsia normale”, sostiene.

Il quadro dei lavori risulta ulteriormente rallentato dallo stato delle quattro talpe impiegate per il programma di ammodernamento ferroviario: soltanto una è in funzione. La macchina di Giampilieri è ferma e, secondo Lombardo, non è chiaro se potrà riprendere l’attività con le limitazioni verso Contesse. Quella di Sciglio si è arrestata sotto il torrente Pagliara per la presenza di una falda particolarmente carica d’acqua, che si sta cercando di abbassare. A Trappitello la talpa è inattiva da parecchi mesi per la rottura di un cuscinetto, mentre si attende il ricambio.

Ritardi vengono segnalati anche per le passerelle sui torrenti Agrò e Nisi. “C’è un casino su tutto il comprensorio, da Messina ad arrivare a Giardini”, dichiara Lombardo, che ha convocato per mercoledì prossimo tutti gli enti coinvolti davanti alla commissione regionale Ambiente, territorio e mobilità. “E vediamo di dare una risposta”, aggiunge, richiamando il rischio che un cantiere previsto per dieci anni possa protrarsi fino a venti. “Quanto dovremo vivere così?”, chiede.

Le difficoltà del raddoppio si inseriscono in un sistema di collegamenti già segnato da tempi di percorrenza elevati. Da Messina ad Agrigento, con due cambi, l’orario ferroviario prevede 7 ore e 55 minuti; con tre cambi il tempo si riduce di due ore. Sullo sfondo resta anche l’eventuale avvio dei lavori per il Ponte sullo Stretto, che renderebbe ancora più prolungata la pressione sulla viabilità dell’area.

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