Dal primo novembre i pendolari della Torino-Milano che utilizzano l’Alta Velocità non potranno più contare sul carnet Smart: resterà disponibile l’abbonamento mensile di Trenitalia. La decisione ha provocato la reazione del gruppo di 119 viaggiatori riuniti nel comitato pendolari Torino-Milano, che ha scritto all’azienda e alla Regione Piemonte chiedendo il ripristino della formula.
Il carnet, introdotto nel periodo successivo alla pandemia ed alla diffusione dello smart working, consentiva dieci viaggi di andata e ritorno al costo di 139 euro; nel 2024 il prezzo era pari a 99 Euro. Secondo Trenitalia, la revisione dell’offerta risponde al "cambiamento nelle abitudini e nell’organizzazione del lavoro".
L’unica alternativa sarà quindi il mensile, il cui importo scenderà da 374 a 294 Euro, con una riduzione di 80 Euro. A ogni prenotazione del posto si aggiungeranno però 2 Euro. L’azienda collega questa misura alla necessità di limitare le prenotazioni non utilizzate, che possono ridurre la disponibilità per altri passeggeri.
Per il comitato, la nuova impostazione penalizza chi raggiunge Milano due o tre giorni alla settimana. In una comunicazione inviata a Trenitalia ed alla Regione, i pendolari rilevano che "l’abbonamento a tariffa piena è sproporzionato rispetto all’effettivo utilizzo" e denunciano un aggravamento delle difficoltà già sperimentate sulla relazione: linea frequentemente congestionata, problemi nella prenotazione dei posti e ritardi ricorrenti.
Il gruppo sollecita l’apertura immediata di un confronto tra istituzioni, azienda ferroviaria e rappresentanti dei viaggiatori, con l’obiettivo di individuare interventi concreti. Non sono disponibili dati ufficiali sul numero quotidiano di persone che percorrono la Torino-Milano, ma vengono richiamati l’aumento dello smart working e il fenomeno dei professionisti che lavorano nel capoluogo lombardo scegliendo di abitare a Torino per costi e qualità della vita, citato anche da un recente studio di "Bloomberg".
I pendolari chiedono inoltre che Regione e Comune di Torino tutelino chi risiede nel capoluogo piemontese pur avendo l’occupazione in Lombardia. Sul tema è intervenuto il consigliere regionale del Partito democratico Alberto Avetta, che ha presentato un’interrogazione in Consiglio regionale. "Trenitalia non è una SpA qualunque, è una società pubblica interamente di proprietà dello Stato tramite il ministero dell’Economia e delle finanze", ha affermato, sostenendo che l’azienda non possa operare esclusivamente secondo logiche commerciali.
Da Roma, il vicecapogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra Marco Grimaldi ha quantificato gli effetti economici della modifica: "Sulla Torino-Milano chi si deve spostare 5 volte al mese avrà un rincaro di 175 Euro al mese, su 10 spostamenti diventano 56 Euro in più mensili. Dai 600 Euro ai 1900 annui". Secondo Grimaldi, la scelta colpisce anche studenti universitari, collaboratori occasionali e lavoratori precari, invece di incentivare il ricorso al trasporto ferroviario.
L’assessore regionale ai Trasporti Marco Gabusi ha comunicato di aver scritto a Trenitalia per ottenere dati sugli utenti dei carnet e sulle conseguenze della loro soppressione. "L’iniziativa di Trenitalia, pur riguardando i servizi commerciali, ha effetti sugli utenti piemontesi", ha osservato, definendo positiva la riduzione di 80 Euro sul mensile ma sottolineando la necessità di valutarne l’impatto reale. La società, ha aggiunto, si è dichiarata disponibile a un incontro con Regione e associazioni dei consumatori, che sarà organizzato nelle prossime ore.