Il trasporto marittimo risente sempre più dell’allungamento delle rotte e della pressione dei costi energetici. Le deviazioni imposte dalle tensioni geopolitiche, comprese quelle connesse al mancato transito dal Canale di Suez, comportano infatti circa due settimane aggiuntive di navigazione per le merci dirette nei porti italiani. A gravare sui servizi marittimi è inoltre il sistema Ets: nei collegamenti con le isole, carburante e relativi oneri ambientali possono superare il 50% dei costi operativi, con il rischio di favorire l’alternativa del tutto stradale a scapito dell’intermodalità via mare.
Il traffico Ro-Ro nazionale ha chiuso il 2025 con una riduzione nell’ordine dell’1% rispetto al 2024. Il dato segue comunque un’espansione complessiva del 12% registrata tra il 2018 ed il 2025.
È uno dei quadri delineati dall’Osservatorio Freight Insights, promosso da Most e dalla Fondazione Cseli ed illustrato oggi a Roma durante l’11esimo Forum internazionale di Conftrasporto-Confcommercio. L’analisi evidenzia anche la dinamica dei prezzi dei carburanti per l’autotrasporto: dal 2019 al 2026 il gasolio è rincarato di circa il 30%, mentre il solo passaggio dal 2025 al 2026 ha determinato un aumento superiore al 15%.
La crescita non ha risparmiato le opzioni energetiche alternative. Nello stesso arco temporale, il Cng ha segnato un incremento del 4,1% e l’Lng del 3,4%. Sul rendimento della mobilità delle merci incide anche il livello di congestione della rete: il 90% dei veicoli percorre quotidianamente meno di 300 chilometri.
Nel comparto aereo il bilancio è invece favorevole, grazie all’aumento delle tonnellate di merce movimentate ed alla progressione di aeroporti con specializzazione cargo, fra i quali Roma, Brescia e Bergamo. Fa eccezione Malpensa, in calo secondo lo studio, che collega questa flessione all’annuncio della tassa sui pacchi di basso valore.