Il porto di Nador West Med si prepara a diventare un nuovo polo strategico per il transhipment nel Mediterraneo, con il coinvolgimento di due fra i maggiori gruppi mondiali del trasporto marittimo containerizzato. Dopo il via libera delle autorità competenti, CMA CGM, tramite la controllata CMA Terminals, ha perfezionato l’ingresso nel capitale di Nador Container Terminal, società titolare della concessione del terminal container occidentale dello scalo marocchino.
CMA Terminals ha acquisito il 49% della società, mentre il 51% del capitale e dei diritti di voto resta detenuto da Marsa Maroc, operatore portuale marocchino a controllo pubblico. L’intesa tra i due partner, sottoscritta nell’ottobre 2025, disciplina la gestione e lo sviluppo dell’infrastruttura attraverso una partnership fra il gruppo francese e l’operatore locale.
L’avvio operativo del terminal occidentale è programmato per il 2027. L’impianto avrà 900 metri di accosti, fondali fino a 18 metri e una superficie operativa di 37,5 ettari. A pieno regime, la capacità prevista raggiungerà 1,8 milioni di teu, unità equivalenti a venti piedi impiegate come riferimento nel traffico container. Le caratteristiche nautiche e infrastrutturali consentiranno l’approdo delle grandi portacontainer impegnate sulle principali direttrici internazionali.
Nel medesimo progetto portuale è presente anche MSC, che attraverso la controllata Terminal Investment Limited partecipa, insieme a Marsa Maroc, allo sviluppo del terminal container orientale. Si tratta di un’iniziativa distinta da quella relativa al terminal occidentale assegnato alla joint venture con CMA Terminals. La partecipazione dei due grandi operatori evidenzia l’interesse per la funzione logistica di Nador West Med, destinato a sostenere servizi di trasbordo regionali e intercontinentali. Per gli armatori, terminal dedicati possono rafforzare il collegamento fra reti marittime, attività portuali e logistica terrestre; per il Marocco, il progetto punta ad ampliare la capacità di movimentazione delle merci e a consolidare il ruolo del Paese nelle catene internazionali di approvvigionamento.