Tempi autorizzativi e quadro regolatorio assorbono il 25% del confronto on-line sul possibile rientro del nucleare nel mix energetico italiano. Seguono costi e competitività, al 22%, quindi le tecnologie Smr e l’innovazione, che rappresentano il 18% delle discussioni. Sicurezza e gestione delle scorie raccolgono il 15%, mentre mix energetico ed autonomia nazionale pesano per il 12%; geopolitica e deterrenza si attestano infine all’8%.
Nel dibattito digitale, tuttavia, l’orientamento prevalente risulta favorevole: il 57% degli italiani esprime sui social consenso verso il ritorno dell’energia nucleare in Italia. Il dato, il più elevato nell’arco temporale osservato, proviene dall’analisi realizzata da Spin Factor, società attiva nella consulenza strategica, nella comunicazione integrata e nell’analisi dei dati per istituzioni ed aziende, attraverso Human, la sua piattaforma proprietaria di social listening AI Driven.
La progressione rilevata nell’analisi è costante: ad ottobre 2023 la componente favorevole era al 48%; un anno dopo aveva raggiunto il 50%; nello stesso mese del 2025 si era portata al 52%. L’attuale 57% equivale quindi a un incremento di 9 punti percentuali in tre anni e di 5 punti nell’ultimo anno.
“È il risultato di un lavoro di trasparenza che il governo ha mantenuto sul tema del nucleare sostenibile di nuova generazione”, dichiara Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica dell’Italia. “Bisogna continuare sulla strada di una comunicazione chiara e comprensibile nei confronti dei cittadini, sostenendo un approccio equilibrato, fondato su evidenza scientifica, realismo e responsabilità”.
Le posizioni a sostegno del nucleare richiamano soprattutto la riduzione dei costi e dell’esposizione alla volatilità dei prezzi energetici, il rafforzamento dell’autonomia nazionale e il ruolo di una generazione continua a complemento delle fonti rinnovabili. Sul fronte opposto, le obiezioni riguardano l’entità degli investimenti e le tempistiche necessarie per gli impianti, le questioni di sicurezza e di smaltimento delle scorie, la disponibilità di opzioni ritenute più veloci e meno costose e la possibile dipendenza dall’estero sul piano tecnologico.