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Sicurezza a Genova, Salis: più agenti e patti da firmare

Sindaco chiede rinforzi ed intese operative per la città

Silvia Salis ha scelto di collegare il dossier sicurezza alla questione, più ampia, delle risorse disponibili sul territorio genovese, sottolineando in particolare l’impatto della carenza di personale sulle attività quotidiane delle forze dell’ordine. Nel corso della conferenza-stampa convocata ad un anno dall’insediamento della sua giunta, il  sindaco di Genova ha richiamato l’attenzione sulla riduzione degli organici: "La carenza di personale è sotto gli occhi di tutti. Sia delle polizia locale, che ha perso 12 mila unità, sia della polizia di Stato e di tutte forze dell'ordine. E' una coperta: se la tiri di più su un quartiere si scopre un altro. Tutti noi sindaci lamentiamo che non ci sono neanche le volanti che abbiamo richiesto per la notte".

Secondo il sindaco, nelle ore notturne il territorio resta esposto in modo particolarmente evidente. "Il territorio di notte è completamente scoperto -conferma- perché la polizia fa fatica a stare dietro a tutte le emergenze sulle quali deve intervenire". Nel suo ragionamento ha richiamato anche il peso delle competenze attribuite ai diversi livelli istituzionali, riportando una frase attribuita al prefetto Gabrielli ai tempi in cui lavorava con il sindaco Sala: "Guarda sindaco che tu hai il 20% delle leve della sicurezza nella tua città ma è avvertito che tu ne abbia l'80%". Per il primo cittadino, ha spiegato, questa è la condizione reale con cui si confrontano gli amministratori locali, chiamati spesso a rispondere ad una percezione che non coincide con gli strumenti effettivamente in loro possesso.

Inoltre ha poi insistito sulla necessità di evitare sovrapposizioni di responsabilità e richieste improprie, osservando che il tema non riguarda soltanto l’opinione dei cittadini ma anche il funzionamento dell’apparato pubblico. "Purtroppo non si riesce a mettere ordine in questa percezione ma non è solo il problema della percezione della cittadinanza, è anche il problema dell'azione delle istituzioni centrali. Perché se la sicurezza è responsabilità del questore e del prefetto e la polizia locale deve collaborare, per quelli che sono i suoi scopi originali, all'ordine, al decoro ed anche alla tenuta della sicurezza della città, è chiaro che quando ricevi messaggi tipo 'sindaco ti devi svegliare e fare i rimpatri' c'è una confusione in questo Paese che è difficile da gestire".

Nel confronto con il Governo, ha aggiunto, Genova attende ancora la sottoscrizione dei patti per la sicurezza, richiesti dall’amministrazione comunale e non ancora firmati in vista dell’arrivo del ministro Piantedosi, che il sindaco auspica possa avvenire prima dell’estate. Gli accordi, ha spiegato, prevedono zone di vigilanza rafforzata ed un più consistente invio di unità sul capoluogo ligure. Salis ha tenuto a precisare che non tutte le città presentano le stesse caratteristiche e che Genova, con un centro storico molto esteso e complesso affacciato sul porto, merita un’attenzione specifica anche per la sua collocazione in una regione di confine con la Francia.

Infine ha richiamato l’attenzione sulle assunzioni nella polizia locale, ricordando che molti agenti andranno in pensione e che il tema va affrontato sia in sede comunale sia a livello centrale, insieme alla tenuta complessiva di tutti i corpi di polizia. Nel chiudere il suo intervento, ha allargato il quadro ad un altro nodo che, a suo giudizio, non può essere separato dal discorso sulla sicurezza: "Io fin dall'inizio ho cominciato a parlare di sicurezza ma non si può parlare di sicurezza senza parlare del grande tema della grande emergenza delle tossicodipendenze che sta dilagando".

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