All'inizio di agosto 2026, il Comune di Venezia ha tracciato il bilancio del primo anno di sperimentazione del barcavelox, il sistema sanzionatorio elettronico introdotto nel centro storico lagunare per reprimere i picchi di velocità ed arginare il devastante fenomeno del moto ondoso. Ad un anno dall'attivazione delle telecamere distribuite lungo i canali cittadini, l'amministrazione veneziana ha confermato la validità del dispositivo tutor nel monitoraggio dei flussi navali, garantendo una vigilanza continua a tutela dell'infrastruttura urbana e della sicurezza della navigazione.
I dati rilevati dalla Polizia Locale mostrano una media costante di tre sanzioni al giorno nei primi cinque mesi dell'anno, con oltre cinquecento verbali spiccatamente orientati a sanzionare le imbarcazioni professionali. La mappa delle infrazioni evidenzia infatti come il settanta per cento delle violazioni sia comminato a taxi d'acqua e veicoli a noleggio, incalzati dall'intenso flusso turistico, mentre il trasporto merci e il diporto privato rappresentano rispettivamente il venti e il dieci per cento delle contestazioni complessive. Rispetto ai vecchi controlli manuali tramite telelaser, la rilevazione automatizzata del tempo di percorrenza ha incrementato la capacità di deterrenza, impedendo ai conducenti di riaccelerare subito dopo i posti di blocco.
L'infrastruttura di controllo conta cinquantasei varchi operativi posizionati lungo arterie fondamentali come il Canal Grande, la Giudecca e Cannaregio, con l'obiettivo futuro di estendere la copertura al bacino di San Marco. Alla luce dei risultati e dei cinquantamila euro incassati fino a maggio, l'assessore al traffico acqueo Michele Zuin mira ora a far omologare definitivamente la tecnologia dal Ministero delle Infrastrutture prima del termine della sperimentazione fissato a fine anno, consolidando una misura indispensabile per proteggere le fragili fondamenta della città dall'erosione provocata dalle eliche.