In queste settimane, tra i corridoi del Pentagono a Washington, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha modificato i criteri di tracciamento delle perdite militari subite in Medio Oriente, nel tentativo di ridimensionare l'impatto della crisi innescata dai recenti attacchi iraniani. La decisione di alterare i bollettini ufficiali, denunciata a gran voce dal portale investigativo "The Intercept", maschera le reali conseguenze operative di un conflitto che sta minando la sicurezza delle infrastrutture logistiche e la mobilità tattica delle truppe americane nell'area.
L'architettura informatica precedentemente utilizzata per monitorare i soldati caduti o feriti è stata infatti frammentata. A partire dalle prime settimane di luglio, i dati relativi ai contingenti colpiti non confluiscono più nel registro principale, ma vengono dirottati in un database secondario dedicato genericamente alle operazioni oltreoceano. Questa manovra burocratica avrebbe generato una drastica sottostima, disgregando un bilancio che, incrociando le diverse piattaforme, supererebbe agilmente le novecento unità compromesse. Il cambio di classificazione è stato giustificato dai vertici militari con la formale conclusione di alcune campagne, trasferendo la gestione dei complessi flussi di truppe sotto l'esclusiva e diretta competenza del comando centrale.
Dietro questa coltre di silenzi istituzionali si cela un grave problema di natura tattica ed aerospaziale. Le basi statunitensi sono state sistematicamente violate da sciami di veicoli senza pilota e vettori balistici avanzati partiti da Teheran, capaci di eludere completamente i moderni sistemi di intercettazione e i radar posti a tutela delle installazioni. Questa inedita penetrazione dello spazio aereo ha paralizzato la capacità di risposta rapida, smentendo le rassicurazioni governative sulla presunta inefficienza dell'arsenale nemico. La complessa mobilità logistica delle forze armate a stelle e strisce si trova ora a fare i conti con un teatro operativo estremamente vulnerabile, dove l'inadeguatezza delle reti di difesa antiaerea ha trasformato le guarnigioni in bersagli statici e facilmente raggiungibili.