All'alba del 5 agosto 2026, un violento incendio divampato in via Macchi, a ridosso della Stazione Centrale di Milano, ha distrutto o gravemente danneggiato tredici autovetture in sosta. Le prime rilevazioni condotte dai Vigili del Fuoco giunti sul posto indicano come causa primaria del rogo l'autocombustione della batteria al litio di una vettura parcheggiata. L'assenza di tracce di acceleranti, taniche o inneschi dolosi ha consentito agli inquirenti di escludere la matrice vandalica, indirizzando le verifiche tecniche verso un guasto o un cedimento termico dell'accumulatore elettrico.
L'episodio riaccende le attenzioni sui temi della sicurezza e della prevenzione dei rischi connessi alla crescente penetrazione della mobilità elettrica e ibrida nei contesti ad alta densità abitativa. Il fenomeno della fuga termica nelle celle al litio, in grado di innescare combustioni ad altissima intensità e particolarmente complesse da estinguere, costituisce una sfida prioritaria per i soccorritori e per i pianificatori della sosta urbana. La collocazione dell'evento, avvenuto nelle vicinanze di uno dei principali snodi ferroviari e di mobilità intermodale del Paese, evidenzia le criticità legate alla gestione degli spazi pubblici e alla contiguità dei veicoli lungo le arterie cittadine, dove l'effetto catena può amplificare notevolmente i danni.
Di fronte all'evoluzione tecnologica del parco veicolare, le case automobilistiche e i regolatori di settore stanno intensificando lo sviluppo di standard operativi e sensori avanzati di diagnosi precoce per prevenire anomalie di carica o degrado strutturale delle batterie. Garantire la piena sicurezza dei mezzi a zero e basse emissioni appare fondamentale per sostenere la fiducia degli utenti e assicurare una transizione verso la mobilità sostenibile coordinata con efficaci protocolli di gestione dell'emergenza nelle aree urbane.