L'Autorità di Regolazione dei Trasporti ha comminato a Rete Ferroviaria Italiana una sanzione da 1,75 milioni di euro per l'estesa paralisi del traffico ferroviario verificatasi il 2 ottobre 2024 nello snodo centrale di Roma Termini. Il maxi disservizio, scaturito dall'inavvertita perforazione di una linea elettrica da parte di un'impresa subappaltatrice durante lavori notturni, ha causato la soppressione di circa settecento convogli e accumulate decine di migliaia di minuti di ritardo sull'intera rete nazionale. L'organismo di vigilanza presieduto da Nicola Zaccheo ha formalmente contestato al gestore infrastrutturale l'assenza di adeguati dispositivi d'allarme, la mancata prevenzione e la marcata lentezza nell'individuare il guasto alla cabina di alimentazione.
I rilievi dettagliati dell'Authority mettono a nudo l'inadeguatezza dei sistemi di continuità operativa dell'infrastruttura di capitale. Nel documento sanzionatorio viene evidenziato come la fragilità della centrale elettrica e le carenze nei protocolli d'emergenza abbiano direttamente compromesso la regolarità del servizio pubblico, traducendosi in una palese violazione della tutela della mobilità dei cittadini. Le ripercussioni a catena hanno travolto pesantemente il segmento dei pendolari regionali e le direttrici dell'Alta Velocità, costringendo le imprese ferroviarie a sostentare enormi esborsi straordinari per riprotezioni, taxi e rimborsi all'utenza.
Mentre dal Ministero delle Infrastrutture si ribadisce la matrice privata del danneggiamento materiale iniziale, prefigurando azioni di rivalsa da parte del gruppo ferroviario, la posizione del regolatore contesta alla radice la vigilanza della rete e la tenuta d'impianto. RFI, da parte sua, difende la gestione dell'evento descrivendolo come un’anomalia accidentale straordinaria e valutando il ricorso nelle sedi amministrative preposte. Resta aperta la questione prioritaria della sicurezza strutturale delle dorsali di mobilità del Paese.