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Furti di rame minacciano la riapertura della linea ferroviaria umbra

Cavi tranciati tra Terni e Ponte San Giovanni

All'inizio di settembre 2026, una serie di continui furti di cavi di rame lungo la tratta tra Terni e Ponte San Giovanni ha messo a serio rischio la riapertura della Ferrovia Centrale Umbra. La denuncia è stata lanciata da Perugia da Enrico Melasecche, capogruppo regionale della Lega, che ha accusato la Regione Umbria di restare inerte di fronte alle incursioni criminali. L'infrastruttura, con i cantieri di ammodernamento quasi giunti al termine, rischia ora nuovi ritardi nell'attivazione dei treni, un lievitare dei costi di ripristino e un grave danno di immagine per il trasporto pubblico locale.

I saccheggi dell'oro rosso rappresentano una piaga diffusa lungo tutta la rete ferroviaria italiana, dove l'asportazione dei cavi causa il blocco immediato dei sistemi di segnalamento e la paralisi del traffico dei convogli. Nel caso del corridoio umbro, le manomissioni proseguono nonostante le ripetute denunce dei giorni scorsi. La politica locale sottolinea come l'assenza di un piano di vigilanza rapido e coordinato da parte dell'ente proprietario stia lasciando sguarnita un'arteria di collegamento fondamentale per la mobilità di studenti e lavoratori.

Questo ennesimo stop ai lavori dimostra quanto sia fragile la protezione delle grandi opere pubbliche e quanto la criminalità incida direttamente sulla continuità dei servizi di trasporto. In una fase in cui gli investimenti puntano a potenziare i collegamenti su ferro e a promuovere la mobilità sostenibile, non tutelare i cantieri strategici significa sprecare risorse collettive. Mettere in sicurezza i cavi elettrici e le stazioni lungo i binari è l'unica strada per garantire viaggi regolari, proteggere l'incolumità dei passeggeri e rispettare i tempi previsti per il rilancio definitivo della rete ferroviaria regionale.

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