L’Italia si trova al centro di un’imponente corsa all’oro digitale. La spinta verso l’intelligenza artificiale, la migrazione delle infrastrutture in cloud e la centralità strategica del Paese nel Mediterraneo hanno scatenato un’ondata senza precedenti di richieste di connessione alla rete elettrica per la realizzazione di nuovi data center. I numeri descrivono una vera e propria febbre energetica: oltre 550 istanze registrate dai gestori di rete per una potenza totale richiesta che ha superato la soglia record dei 100 Gigawatt (GW).
Per comprendere la portata del fenomeno, basti pensare che la capacità energetica complessivamente richiesta da queste strutture supera il picco massimo di fabbisogno elettrico dell’intera nazione nei momenti di massimo consumo estivo o invernale (pari a circa 50-60 GW). La sola Lombardia raccoglie quasi la metà di queste domande, confermandosi l’hub primario ma sollevando interrogativi cruciali sulla tenuta e sullo sviluppo delle infrastrutture di trasmissione.
Se da un lato l'attrazione di investimenti tecnologici rappresenta un’opportunità di sviluppo fondamentale per il sistema Paese, dall’altro la gestione amministrativa e tecnica delle richieste sta mostrando forti criticità.
Storicamente, l’accesso alla Rete di Trasmissione Nazionale (RTN) si è basato sul principio del "first-come, first-served", ovvero sul semplice ordine cronologico di presentazione dell'istanza. Questo meccanismo ha favorito il fenomeno della cosiddetta saturazione virtuale: molti operatori e sviluppatori immobiliari hanno presentato domande di connessione al solo scopo di "prenotare" la capacità di rete e rivendere successivamente i diritti sui progetti, bloccando di fatto la capacità disponibile a scapito di operatori con piani industriali reali e cantierabili.
Le istituzioni e l'Autorità di regolazione (ARERA), insieme al gestore della rete Terna, hanno intrapreso passi verso l’introduzione di garanzie finanziarie più severe, fideiussioni obbligatorie e scadenze perentorie (milestones) per decadere dalle prenotazioni. Tuttavia, il processo sconta ancora limiti rilevanti in termini di accessibilità e chiarezza pubblica.
Allo stato attuale, le informazioni sulla rete sono accessibili solo in forma fortemente aggregata e anonimizzata. Sebbene sia comprensibile la tutela della riservatezza industriale e commerciale delle singole imprese, la dimensione di questo fenomeno supera la sfera del diritto privato per toccare direttamente l'interesse pubblico, la sicurezza della transizione energetica e la pianificazione del territorio.
Per evitare speculazioni, sovrapposizioni e lo spreco di risorse pubbliche nella pianificazione della rete, si rende necessaria e urgente una maggiore trasparenza sull'intero procedimento di assegnazione della potenza elettrica:
1. Stato dei procedimenti visibile e tracciabile: È indispensabile rendere pubblici e aggiornati i registri che indicano lo stato di avanzamento delle singole istanze (senza necessariamente svelare segreti industriali), distinguendo nettamente le richieste "fantasma" o speculative da quelle munite di titoli autorizzativi reali.
2. Criteri chiari di priorità e decadenza: Occorre pubblicare report periodici e dettagliati sulle capacità di rete liberate a seguito delle decadenze per mancato rispetto delle scadenze finanziarie e autorizzative.
3. Pianificazione condivisa sul territorio: I territori e gli enti locali devono poter conoscere con chiarezza la mappa delle saturazioni reali per poter pianificare in modo sostenibile l'impatto urbanistico e ambientale di queste enormi "fabbriche di dati".
Solo garantendo un quadro procedurale trasparente e accessibile sarà possibile trasformare la grande richiesta di potenza digitale in un reale volano di crescita per il Paese, scongiurando il rischio di una bolla speculativa a danno del sistema energetico nazionale.