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Golfo: Riad ed Abu Dhabi adottano linea dura verso Teheran

Pressione diplomatica e minaccia di azione marittima per assicurare il transito nello Stretto

Nel teatro di scontro tra Iran e forze regionali si registra un netto riposizionamento di alcuni Paesi del Golfo: secondo il "Wall Street Journal", funzionari arabi e fonti regionali riferiscono che Riad ed Abu Dhabi stanno spostando il loro orientamento in modo più apertamente ostile verso il regime di Teheran, con l’obiettivo dichiarato —almeno politicamente— di proseguire il conflitto finché l’Iran non sarà neutralizzato o rimodellato.Per ora non risultano impegni di truppe sul terreno; l’azione si concentra soprattutto sulla sfera diplomatica. Esempio concreto: il Bahrein, alleato degli Stati Uniti e sede della V Flotta, ha promosso una risoluzione Onu la cui votazione è attesa domani. 

Gli Emirati, in particolare, hanno modificato la loro strategia, passando da mediatori e da partner economici di Teheran —ruolo che Dubai ha ricoperto a lungo— ad una posizione pronta a ricorrere alla forza per garantire la libera circolazione nello Stretto di Hormuz. In passato Abu Dhabi ha ricevuto visite di alti esponenti iraniani, alcuni poi rimasti vittime di attacchi, ma il clima politico è mutato. Il cambiamento si allinea alla richiesta dell’amministrazione Trump di maggiore responsabilizzazione degli alleati nella gestione dello scontro e nell’apertura del corridoio marittimo. Sempre secondo il "Wsj", il presidente avrebbe riferito ai suoi collaboratori di essere disposto a chiudere la vicenda senza riaprire lo Stretto, lasciando il compito operativo ad altri. Analisti avvertono che un coinvolgimento emiratino nella “liberazione” dello Stretto potrebbe avere conseguenze durature, creando nuove fonti di attrito anche dopo la fine delle ostilità.

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