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Economia circolare nei cantieri: il Gruppo Seipa rivoluziona Roma

Rifiuti da demolizione in risorse per la viabilità

Il Gruppo Seipa ha presentato il 10 settembre 2026 a Roma i risultati di bilancio operativo che attestano una svolta nell'industria estrattiva, avendo trattato oltre 1,2 milioni di tonnellate di materiali nel 2025 raggiungendo una quota del 75% di prodotti riciclati in uscita dagli impianti. L'impresa romana, che ha convertito il modello nato nel 1968 basato su pozzolana e tufo in una filiera circolare, impiega oltre 320 mila tonnellate di aggregati recuperati per realizzare prodotti tecnici destinati ai cantieri della capitale e alle grandi opere infrastrutturali.

La trasformazione della società riflette l'evoluzione dei cantieri urbani, dove la gestione degli scarti da costruzione e demolizione è diventata la priorità assoluta. L'azienda ha orientato la produzione verso materiali avanzati capaci di ridurre i disagi al traffico cittadino e velocizzare il ripristino delle arterie viarie. Tra le soluzioni sviluppate figura una speciale miscela fluida e autolivellante concepita per il riempimento di scavi e sottoservizi stradali, la cui formulazione permette la riapertura della circolazione dei mezzi d'opera dopo appena 24 ore dall'intervento, azzerando le attese per la compattazione del terreno.

La strategia di sostenibilità dell'impianto di Porta Medaglia integra la rigenerazione delle materie prime con la tutela delle risorse idriche, riutilizzando nei cicli produttivi persino le acque di prima pioggia e di percolazione opportunamente depurate. Questo approccio industriale risponde direttamente ai dati nazionali elaborati da ISPRA, che evidenziano come il settore delle demolizioni generi oltre la metà dei rifiuti speciali italiani, imponendo al mercato infrastrutturale la sostituzione effettiva delle cave naturali con aggregati certificati.

L'adozione di sistemi automatizzati di controllo secondo le direttive di Industria 4.0 consente la tracciabilità delle caratteristiche meccaniche dei materiali rigenerati. L'esperienza del gruppo dimostra la sostenibilità economica delle filiere seconde, trasformando la gestione del sottosuolo romano e della rete stradale in un modello replicabile per le grandi opere pubbliche.

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