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Monopoli, interrogazione parlamentare sul progetto dell’oleodotto

Sinistra Italiana chiede una valutazione unitaria per deposito, boe e collegamenti

Il progetto delle opere marittime a servizio del deposito di biocarburanti ed olii vegetali nella zona industriale di Monopoli approda in Parlamento. Sinistra Italiana ed Alleanza Verdi hanno infatti promosso un’interpellanza, presentata dall’onorevole Elisabetta Piccolotti, per chiedere chiarimenti sul percorso autorizzativo e sulle possibili ricadute ambientali del campo boe, della sealine e della pipeline previsti nell’ambito del progetto dell’oleodotto.

L’iniziativa è stata annunciata dal segretario provinciale barese di Sinistra Italiana, Mimmo Ferrante. “Non siamo di fronte ad un intervento marginale, ma ad una scelta destinata ad incidere nel lungo periodo sul rapporto tra Monopoli, il suo porto, la costa ed il sistema produttivo”, afferma Ferrante nella nota diffusa dal partito.

Al centro delle contestazioni vi è la collocazione delle infrastrutture offshore rispetto alla Zona speciale di conservazione Posidonieto San Vito-Barletta. Secondo quanto riferito da Sinistra Italiana, il Servizio Parchi e tutela della biodiversità della Regione Puglia ha rilevato un’interferenza diretta dell’opera con le praterie di posidonia oceanica, habitat prioritario, e con le scogliere. Lo stesso servizio avrebbe inoltre giudicato non adeguati i chiarimenti integrativi trasmessi dalla società proponente.

La nota richiama anche la separazione delle procedure che riguardano le diverse parti dell’infrastruttura. Il deposito costiero, composto da 21 serbatoi e progettato per una capacità complessiva di circa 89mila metri cubi, ha ricevuto nel luglio 2024 l’Autorizzazione unica Zes ed è ora nella fase di cantiere. Campo boe, sealine e pipeline, invece, sono sottoposti a una procedura di Valutazione di impatto ambientale distinta.

Con l’interpellanza parlamentare, Sinistra Italiana chiede al ministero di verificare se deposito e opere di collegamento costituiscano, per funzione e finalità, un unico intervento. “Vogliamo che siano chiarite fino in fondo le criticità ambientali e procedurali emerse nell’iter di Valutazione di impatto ambientale”, scrive Ferrante. Qualora fosse riconosciuta un’artificiosa frammentazione del progetto, la valutazione dovrebbe comprendere l’intero complesso e andrebbero esaminati i presupposti per un riesame in autotutela dell’Autorizzazione unica Zes già rilasciata.

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