Nel mese di settembre 2026, coincidente con la riapertura dei cancelli negli istituti dell'intera Penisola, la scuola italiana continua a fare i conti con pesanti ritardi strutturali e logistici dovuti alle lentezze nella riqualificazione degli edifici e nello sviluppo dei servizi di mobilità adiacenti. Il monitoraggio sullo stato dell'edilizia scolastica evidenzia come l'impiego degli oltre undici miliardi di euro stanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non sia ancora riuscito a colmare lo storico divario infrastrutturale tra le regioni del Nord e i territori del Mezzogiorno, penalizzati da risorse e capacità d'intervento disomogenee.
Mentre i finanziamenti europei indirizzati a più di novemila cantieri hanno dato impulso ai lavori di messa in sicurezza, all'efficientamento energetico e al restyling degli impianti sportivi, la realizzazione di nuovi plessi e il potenziamento degli asili nido accumulano ancora forte ritardo. Questa sofferenza dell'edilizia si ripercuote in modo diretto sull'accessibilità degli spazi urbani circostanti. I servizi legati alla mobilità sostenibile faticano a consolidarsi: la creazione di zone a velocità trenta e l’istituzione di strade scolastiche pedonalizzate negli orari di ingresso e uscita degli studenti restano interventi a macchia di leopardo, lontani dal coprire in modo uniforme i quartieri delle città italiane.
Il divario si accentua analizzando la spesa per la manutenzione ordinaria, dove i comuni settentrionali riescono a garantire stanziamenti nettamente superiori rispetto alle amministrazioni del Sud e delle Isole. Senza una visione integrata capace di unire la sicurezza dei fabbricati al potenziamento dei trasporti pubblici locali e delle ciclovie urbane, il diritto a una scuola moderna e raggiungibile in sicurezza rimarrà un traguardo parziale per milioni di famiglie.