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Trenta pedoni morti nel 2026: fragilità anziani e strisce

Incroci urbani a rischio: responsabilità dei conducenti e lacune di segnaletica ed illuminazione

Sono già trenta le persone travolte mortalmente a piedi sulle strade italiane dall’inizio del 2026: 22 uomini e 8 donne. Quasi il 60% delle vittime (18) ha più di 65 anni, una quota che evidenzia la vulnerabilità degli anziani nella mobilità urbana. A confronto, nello stesso mese dell’anno scorso i decessi contabilizzati furono 43. La rilevazione è a cura dell’Osservatorio Sapidata-Asaps, l’associazione dei sostenitori ed amici della Polizia stradale con sede a Forlì. 

Per regioni la classifica vede la Lombardia al primo posto con sei casi, seguita dal Piemonte con cinque e dal Lazio con tre. Delle 30 fatalità, 18 sono avvenute sulle strisce pedonali, segno di criticità nell’interazione tra veicoli ed attraversamenti. Si registrano inoltre due episodi di pirateria della strada, con il conducente che ha lasciato la scena senza prestare soccorso; in un caso anche l’animale di compagnia del pedone è morto. Per i rilievi, le forze intervenute sono state principalmente le Polizie locali (7 casi), l’Arma dei Carabinieri (4) e la Polizia stradale (3). 

L’Asaps sottolinea che il report è parziale: non vengono inclusi i gravi feriti che possono morire in seguito in ospedale, talvolta dopo mesi. Istat, d’altronde, considera nei suoi conteggi soltanto i decessi avvenuti entro 30 giorni dall’incidente, una limitazione metodologica che può sottostimare la reale entità della mortalità stradale tra i pedoni.

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