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Presentazione volume "Dazi Usa-regole, sfide ed opportunità"

Si svolgerà nel pomeriggio di oggi

Si terrà presso il Tribunale di Milano oggi, mercoledì 4 febbraio 2026, dalle ore 16, l’evento di presentazione del volume “Dazi Usa - regole, sfide ed opportunità”, edito da Giuffrè Francis Lefebvre e scritto da Sara Armella e Stefano Comisi. Come si evince dal titolo il volume è dedicato all’analisi dell’impatto dei dazi statunitensi sulle imprese e sulle nuove dinamiche del commercio internazionale.

Interverranno all'evento:

Sara Armella, managing Partner Studio Armella & Associati, esperta di diritto doganale, direttore scientifico Arcom Formazione, delegata italiana presso la Commissione Customs and Trade Facilitation di ICC Parigi;

Stefano Comisi, partner Studio Armella & Associati, esperto in materia doganale e tributaria, membro del gruppo di lavoro Accise di Icc Italia;

Carlo Melzi d’Eril, avvocato del Foro di Milano, iscritto all’Albo dei cassazionisti, esperto di diritto penale dell’economia e dell’informazione;

Paolo Cantore, avvocato cassazionista, con esperienza in contenzioso ordinario ed arbitrale, contrattualistica nazionale ed internazionale e compliance societaria.

L’appuntamento rappresenta un momento di particolare rilievo istituzionale e scientifico e prende spunto dal volume per approfondire l’evoluzione dei dazi Usa e le relative ricadute giuridiche ed economiche sul commercio globale, analizzando il ruolo del diritto doganale come leva strategica per la competitività delle imprese in un contesto internazionale sempre più complesso.

L’evento assume una rilevanza ancora maggiore nel contesto internazionale, alla luce dell’attesa pronuncia della corte suprema degli Stati Uniti sui dazi dell’amministrazione Trump, destinata ad incidere sul dibattito giuridico ed economico globale. Un "appuntamento" quello con i saggi della corte suprema Usa già rinviato due volte: la prima ad inizio gennaio, la seconda il 21 del mese scorso.

Il confronto offrirà una lettura integrata delle implicazioni normative, economiche e geopolitiche delle politiche tariffarie statunitensi, evidenziando come il commercio internazionale rappresenti oggi una sfida di competitività e posizionamento sui mercati globali.

D'altronde quella dei dazi Usa è una materia complessa di cui si attendono ancora gli ultimi sviluppi legati alla pronuncia della corte suprema americana prevista per febbraio dopo dopo essere stata rimandata già due volte, visto che era attesa a gennaio per il 9 e, più di recente, il 21 dello scorso mese.

In ballo ci sono parecchi soldi. Come hanno sottolineato gli analisti di Columbia Threadneedle Investments, qualora i dazi imposti tramite l’IEepa venissero rimossi, le entrate del governo federale si ridurrebbero da circa 2,300 miliardi di dollari a 1,200: per le famiglie, l’impatto negativo medio si ridurrebbe da poco più di 1,200 dollari a circa 600, mentre l’effetto frenante sul Pil (Prodotto interno lordo), stimato intorno allo 0,4%, si trasformerebbe in un contributo positivo pari a circa lo 0,1%.

Oltre a questo, la questione dazi impatta su nuovi scenari che si potrebbero ipotizzare per il trasporto-merci. "I fattori da considerare sono molteplici e complessi -spiega Armella-. Alcune analisi economiche prevedono un eccesso di capacità del mercato a fronte di una domanda debole. Molto dipenderà sia dall'evoluzione geopolitica che dalla capacità di investimento delle imprese".

Come se non bastasse, tra un dazio e l'altro, ecco spuntare la questione Groenlandia: di fatto, ci si chiede, se Trump invade il Paese, imporrà dei dazi su quel territorio? "Il tema della Groenlandia sembra essersi ridimensionato a seguito degli incontri tenuti in occasione del Forum di Davos -risponde l'esperta- L'ipotesi di un'invasione è stata espressamente esclusa così come quella di nuovi dazi nei confronti dei Paesi Ue".

La Groenlandia è entrata di prepotenza nelle agende mondiali soprattutto perché al centro di un possibile (o futuribile) "cambio di rotta" dei commerci. Tra tariffe e problemi geopolitici (i pirati) che fanno aumentare, o almeno sobbalzare improvvisamente, i noli per il passaggio a sud (Panama, stretto di Hormuz, Canale di Suez, per citare alcune rotte note) ecco farsi avanti la Northern Sea Route (Nsr), la via marittima che attraversa l’Oceano Artico lungo la costa nord della Russia, finora scorciatoia stagionale tra l’Europa e l’Asia. In questo caso la Groenlandia diventa una sorta di spartiacque: per andare verso Canada ed Usa oppure, dall'altra parte, per andare verso Russia e Cina.

Sempre passando a Nord e non più a Sud.

Secondo uno studio della Brown University le rotte artiche garantirebbero tempi di transito ridotti di circa 14-20 giorni, con una riduzione delle emissioni di gas serra delle navi di circa il 24%. Non è un caso che il 47esimo presidente Usa Donald Trump voglia la Groenlandia: perché se passa la rotta artica, la Groenlandia diventa transito fondamentale (e si paga dazio).

Il futuro della rotta artica è strettamente legato alla questione noli.

Le rotte artiche possono offrire risparmi sui costi di trasporto visto che si possono accorciare le distanze. Per esempio, Shanghai-Rotterdam attraverso la Nsr è circa il 30%-40% più breve che attraverso il canale di Suez: ciò significa minor consumo di carburante e tempi di consegna più rapidi. Ci sono anche le tasse che si pagano per transitare canali importanti come quello di Suez e quello di Panama. Per Suez si paga anche 500.000 dollari per far transitare una nave portacontainer: le rotte artiche possano far risparmiare carburante e tempo, in futuro si potrebbe ipotizzare un risparmio del 30-40%.

Poi, non ultimo, c'è il costo dei noli che, negli ultimi due anni, è passato da 2 mila Euro a container da Shanghai a Genova a 12 mila Euro per poi riposizionarsi tra 3 e 4 mila Euro, sempre col rischio di nuovi rialzi e di un allungamento dei tempi di consegna. Un anno fa, esattamente al 23 gennaio 2025, i noli Shanghai-Genova sono schizzati a quota 4562 dollari: Al 29 gennaio 2026 i container Shanghay Geova pagano 3293 dollari, il 25% in meno rispetto ad un anno fa.

Ma, ci si chiede: i noli potrebbero aumentare? "L'attuale scenario internazionale di estrema incertezza - sottolinea Armella- impedisce previsioni accurate. Il Wto (World Trade Organization) ha ridotto le sue previsioni di crescita del volume degli scambi globali del 2026 allo 0.5%. Laddove la previsione fosse corretta, si potrebbe riverberare con un ribasso dei costi".

Insomma, viene da chiedersi, alla luce di tutto questo, converrà riequilibrare i commerci verso l'area Centro-Sud dell'emisfero? "Ci sono molti cambiamenti che vanno in questa direzione -commenta Armella- La firma dell'accordo tra Unione europea e Mercosur, anche se in questi giorni è stato nuovamente rinviato, per una scelta del parlamento europeo. Molte aziende italiane stanno investendo in Africa, dando seguito al piano Mattei del Governo e recentemente è stato siglato l'accordo di libero scambio tra Unione europea ed India, che ha aperto nuovi spazi per le esportazioni".

E allora, come possono tutelarsi, nel lungo periodo, le aziende che esportano? "Le aziende -conclude l'avvocato - possono tutelarsi investendo sulla formazione, la compliance e la capacità di adattamento. Un'azienda che dispone di collaboratori preparati e formati è in grado di adattarsi agli scenari in continua evoluzione e di risparmiare molto grazie ad un'adeguata pianificazione doganale, che consente di esportare a dazio zero verso oltre 70 Paesi nel mondo".

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