Tra la primavera e l'estate 2026 la Guardia di Finanza ha intensificato i controlli lungo la frontiera del Friuli-Venezia Giulia, intercettando una vasta rete di contrabbando di carburante che rifornisce il Centro-Sud Italia. Il traffico illecito sfrutta i forti rincari del gasolio, con prezzi alla pompa che sfiorano i 3 euro al litro, generando un volume d'affari sommerso da centinaia di milioni di euro guidato da organizzazioni criminali internazionali.
Il meccanismo speculativo fa leva sulle diseguaglianze fiscali tra i Paesi dell'Unione Europea. Le autocisterne importano il combustibile da contesti a tassazione ridotta, per poi immetterlo sul mercato nazionale senza versare le accise dovute allo Stato. A questa pratica si affianca la frode chimica dei cosiddetti "designer fuel": prodotti petroliferi deliberatamente alterati e dichiarati come solventi o oli industriali per eludere la dogana, come confermato da recenti sequestri nell'area veneta di carichi polacchi pronti per l'autotrazione. Per garantire il flusso continuo delle merci, le bande ingaggiano trasportatori retribuendoli fino a 5.000 euro a viaggio, un ingaggio che riduce drasticamente le reticenze dell'anello logistico.
I dati operativi diffusi dalle Fiamme Gialle tracciano contorni imponenti: solo nel settore nord-orientale sono stati sequestrati decine di mezzi d'opera e oltre 150 tonnellate di carburante fuorilegge, mentre le verifiche su scala nazionale hanno portato all'apposizione dei sigilli su più di 20 milioni di chilogrammi di prodotti energetici non tracciati. Oltre al pesante danno alle casse erariali, il fenomeno distorce la concorrenza a sfavore degli impianti di distribuzione virtuosi e rappresenta un pericolo concreto per gli automobilisti, esposti al rischio di guasti meccanici causati da miscele carburanti non conformi o adulterate.