L'Osservatorio ASAPS ha certificato che nei primi sei mesi del 2026 le strade ordinarie italiane hanno registrato 82 incidenti gravi causati dall'urto con animali selvatici o randagi, provocando 11 vittime e 94 feriti. L'emergenza riguarda principalmente i percorsi extraurbani della Campania, della Lombardia e del Lazio, dove cinghiali e ungulati si spingono costantemente verso le carreggiate. La crescente diffusione di veicoli elettrici e ibridi ad alta silenziosità riduce drammaticamente i tempi di percezione da parte della fauna, rendendo gli impatti improvvisi e aumentando i rischi per la sicurezza stradale e per l'incolumità degli automobilisti lungo la rete viaria nazionale.
Sul piano giuridico, la tutela dei conducenti impone procedure estremamente rigorose per accedere al giusto indennizzo. Nel caso di impatto con specie selvatiche, la giurisprudenza della Corte di Cassazione stabilisce che la richiesta risarcitoria debba essere promossa prioritariamente contro la Regione competente, mentre per i cani o gli animali da allevamento risponde il proprietario, fatto salvo il concorso di colpa di chi guida. È fondamentale richiedere l'intervento immediato delle forze dell'ordine tramite il numero unico 112 per la stesura del verbale ufficiale, elemento indispensabile per la contestazione dei danni e per l'attivazione delle polizze Kasko o delle coperture assicurative accessorie.
Il Codice della Strada inasprisce le sanzioni per l'omissione di soccorso agli animali feriti, con sanzioni amministrative che superano i 1.600 euro. Qualora l'abbandono sia causa diretta di sinistri mortali o con lesioni gravi, il responsabile rischia le medesime pene previste per l'omicidio stradale, unitamente alla sospensione della patente. Per mitigare il rischio di collisione, la tecnologia automobilistica sta accelerando l'adozione di sistemi di frenata automatica di emergenza con riconoscimento della fauna e visori termici notturni.