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Prezzi del greggio scendono, settore oil & shipping resta in allerta

De-escalation Usa attenua tensioni; rischio logistico e monitoraggio rimangono elevati

Il ridimensionamento del linguaggio del presidente Donald Trump nei confronti dell’Iran e l’eventualità di un rinvio di un intervento armato hanno spinto al ribasso i prezzi del petrolio. 

Il WTI cala del 2,92% a 60,21 dollari al barile, mentre il Brent registra lo stesso ribasso percentuale a 64,57 dollari, dopo una settimana che aveva visto un rialzo vicino al 9% e quotazioni oltre i 66 dollari per le crescenti tensioni mediorientali. 

Nel corso di un evento alla Casa Bianca Trump ha sostenuto che le esecuzioni previste in relazione alla repressione delle proteste in Iran sarebbero state sventate e che le “uccisioni” sono terminate, pur non escludendo azioni future: la Casa Bianca resta vigile sulla situazione. 

Secondo gli analisti di Nab, un tono meno bellicoso riduce il rischio immediato di un attacco mirato al centro del potere iraniano, con conseguente diminuzione della probabilità di interruzioni nella produzione petrolifera e di shock sulle principali rotte marittime che impattano i flussi energetici globali. Resta però un quadro instabile sul terreno: le autorità iraniane hanno chiuso temporaneamente lo spazio aereo intorno a Teheran e gli Stati Uniti hanno ridistribuito personale verso basi regionali, tra cui il Qatar. Per operatori del settore oil & shipping la situazione richiede attenzione costante: la volatilità geopolitica può tradursi rapidamente in rischi logistici e di fornitura, anche se nello scenario attuale il mercato sembra scontare un temporaneo allentamento delle pressioni.

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