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Fluidificare i flussi per evitare il collasso della logistica ligure

Pianificazione, digitalizzazione e hub intermodali per potenziare i corridoi del Nord-Ovest

Basta anche un lieve aumento del traffico container verso i porti liguri —in particolare Genova e Savona— per mettere a rischio l’intera catena logistica e produttiva del Nord-Ovest, area che pesa circa il 40% del Pil nazionale. È la diagnosi lanciata da Connect, realtà nata dall’esperienza Uirnet legata al progetto di piattaforma logistica italiana. 

Secondo la società, il nodo non è solo infrastrutturale: serve una strategia sistemica che coinvolga Regioni, territori e comunità locali per governare i flussi in ingresso ed uscita dai terminal. Oggi la rete autostradale è già cronicamente congestionata e questo si riverbera sulla capacità ferroviaria di collegare i distretti manifatturieri ai moli liguri. Senza misure organizzative radicalmente innovative —pianificazione dei flussi, digitalizzazione delle procedure, hub di trasferimento intermodale e governance condivisa— gli investimenti pubblici rischiano di non dare i ritorni attesi e l’economia locale può entrare in fase recessiva. 

L’apertura della nuova diga di Genova, che abiliterà l’accesso a navi sopra i 20mila teu, accentua l’urgenza: capacità maggiore senza soluzioni di “fluidificazione” del traffico, soprattutto camionistico, tradurrà solo in colli di bottiglia. Occorrono quindi progetti operativi che integrino logistica territoriale, potenziamento dei corridoi ferroviari, efficaci misure di last-mile e strumenti di coordinamento tra pubblico e privato per trasformare la crescente domanda in opportunità di crescita sostenibile.

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