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Auto cinesi in crescita: allarme Uilm per l'industria italiana

Bev +44% ma i marchi esteri crescono del 336%; produzione nazionale ai minimi post-bellici

Il sindacato Uilm avverte: l’ondata di auto cinesi in Italia (vendite BEV +336%) comprime la concorrenza e mette a rischio l’industria nazionale—produzione ai livelli del dopoguerra; una EV su cinque è cinese. Chiede a Stellantis nuovi modelli, all’UE norme e dazi, e interventi urgenti del Governo.

"Abbiamo avvertito per anni delle conseguenze dell'arrivo massiccio di vetture cinesi sul mercato italiano ed europeo: prezzi più bassi che comprimono la concorrenza e mettono a rischio interi comparti produttivi", Rocco Palombella, segretario generale Uilm, commenta la ricerca del sindacato basata sui dati Unrae sulle immatricolazioni 2025 in Italia. 

Secondo l'analisi, il quadro è allarmante: mentre la produzione nazionale precipita a volumi paragonabili al dopoguerra ed il mercato complessivo cala leggermente, i gruppi cinesi registrano aumenti straordinari sia nell'elettrico sia nelle motorizzazioni tradizionali. 

Il segmento Bev è cresciuto del 44%, spinto dagli incentivi, ma le vendite di marchi cinesi sono salite del 336% rispetto al 2024: oggi una elettrica su cinque venduta in Italia proviene da un gruppo cinese, mentre la presenza della produzione italiana è quasi inesistente. Il fenomeno non riguarda solo le auto elettriche: il mercato totale segna un -2,1% rispetto all'anno precedente, ma i brand cinesi più che raddoppiano le vendite, conquistando il 6,5% del mercato con quasi 100 mila unità. Tra le 50 vetture più vendute figurano soltanto due modelli prodotti in Italia. 

Il segretario generale parla di “tempesta perfetta” e chiede interventi urgenti per evitare una crisi occupazionale ed industriale senza precedenti: a Stellantis chiede l’assegnazione di nuovi modelli —con priorità agli ibridi— in tutti gli stabilimenti italiani e l’anticipo del piano industriale; all’Ue sollecita la revisione di norme del Green Deal che penalizzerebbero la produzione interna e di sospendere qualsiasi apertura tariffaria verso la Cina; al Governo impone la necessità di passare dalle parole ai fatti.

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