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Autotrasporto veneto chiede unità di crisi per il porto di Venezia

Proposta di task force per sorvegliare flussi, indicatori e attivare contromisure operative

Le associazioni venete dell'autotrasporto — Confartigianato Imprese Veneto, Fai Veneto e Cna Fita Veneto — hanno richiesto formalmente l'istituzione di una Unità di crisi operativa per il porto di Venezia. La lettera, indirizzata al presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale, Matteo Gasparato, sollecita un presidio stabile per monitorare l'evoluzione dello scenario internazionale e limitare ricadute sulla catena logistica regionale. Alla base della richiesta vi sono le crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente, fattore che può alterare rotte marittime, incrementare i costi energetici e generare disallineamenti nei piani di arrivo delle navi. Per gli operatori dell'autotrasporto questi squilibri rischiano di tradursi in picchi di congestione nei piazzali, ritardi nei trasferimenti hinterland e complessità organizzative nelle fasi di presa/resa merce. Le associazioni propongono una task force che coinvolga Autorità portuale, terminalisti, spedizionieri, operatori logistici e imprese di autotrasporto, con funzioni di sorveglianza dei flussi, condivisione degli indicatori operativi (ETA/ETD, dwell time, occupancy rate) e attivazione coordinata di contromisure straordinarie per mitigare i colli di bottiglia. "Di fronte a un contesto internazionale altamente volatile – afferma Michele Varotto, presidente della Federazione Trasporti di Confartigianato Veneto – è essenziale dotarsi di strumenti di coordinamento in grado di anticipare criticità e preservare la continuità operativa del porto di Venezia e dell'intera filiera produttiva regionale".

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