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La nuova potenza navale di Ankara nel Mediterraneo

Portaerei, droni e missili: la capitale turca accelera il suo salto di qualità

La spinta di Erdogan a rafforzare la postura militare turca si legge oggi anche nella marina e nella proiezione aeronavale. Ankara sta lavorando ad una portaerei che, nelle intenzioni, dovrebbe aumentare la deterrenza e la mobilità delle forze armate, in un quadro segnato dal rafforzamento dell’asse tra Israele, Grecia e Cipro, giudicato in Turchia tutt’altro che secondario. Il Paese dispone già di una base aerea a Cipro Nord, descritta come una sorta di portaerei inaffondabile nel Mediterraneo, ma la linea perseguita punta ora ad un salto di qualità con una nave ammiraglia e con una flotta da rinnovare in profondità.

La scelta si inserisce in una riflessione strategica più ampia, maturata anche alla luce del teatro iraniano, che ha contribuito a modellare l’impostazione turca sulla difesa. Le priorità indicate comprendono missili a lunga gittata, uno scudo difensivo aereo, rifugi sotterranei, droni kamikaze ed una componente navale più robusta. In questo contesto, non pesa soltanto la questione di Hormuz: ad Ankara non è piaciuto neppure l’irrobustimento dell’intesa tra Israele, Grecia e Cipro, considerata un elemento di pressione sul fianco orientale del Mediterraneo.

Il quadro politico si è ulteriormente irrigidito dopo le parole di Naftali Bennett, influente leader dell’opposizione e possibile futuro primo ministro israeliano, che ha definito la Turchia il prossimo Iran. Un messaggio che, da solo, contribuisce ad alimentare a Tel Aviv la percezione di una minaccia crescente. In parallelo, Erdogan non intende farsi trovare impreparato e sta accelerando gli assetti ritenuti decisivi per la sicurezza nazionale.

Sul piano industriale ed operativo, il programma navale turco comprende otto fregate Istanbul, delle quali solo una è già entrata in servizio, oltre ai cacciatorpediniere antiaerei Tepe da completare ed alle quattro fregate Barbaros da modernizzare. La componente aerea resta un altro capitolo cruciale: esclusa dal programma degli aerei jet da guerra F-35, Ankara ha impresso un’accelerazione al proprio caccia di nuova generazione Kaan, atteso nell’inventario militare turco per il 2030, in parallelo con la portaerei.

Nel frattempo, le forze armate turche possono già contare sul drone da combattimento Kizilelma, dotato di tecnologia stealth, e sui droni Bayraktar Tb2 e Bayraktar Tb3. Quest’ultimo ha attirato l’attenzione della Difesa italiana durante le ultime esercitazioni Nato nel Baltico. Tutto ciò si colloca in una fase in cui Washington sollecita gli alleati ad assumere maggiori responsabilità e lascia intravedere un progressivo disimpegno dall’Europa, scenario che potrebbe rendere l’industria della difesa turca ed il suo arsenale ancora più centrali all’interno della Nato.

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