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Suzuki accelera in India: più capacità e ricavi in crescita

Più produzione e vendite trainate dal mercato indiano, ma margini sotto pressione

Nel suo nuovo quadro industriale per l’anno fiscale 2026, Suzuki guarda ad un ulteriore rafforzamento dell’Asia, con volumi attesi in aumento ed una capacità produttiva destinata a crescere soprattutto in India. Il costruttore giapponese stima infatti di commercializzare 3,55 milioni di auto e 2,32 milioni di motociclette nel prossimo esercizio, sostenuto dall’incremento delle attività produttive nel subcontinente indiano. A ciò si affianca il piano di portare la capacità in India a 2,9 milioni di veicoli l’anno, grazie all’avvio di nuove linee negli impianti di Kharkhoda e Hansalpur nella prima metà dell’anno fiscale 2026.

Le previsioni arrivano dopo un esercizio chiuso con 3,32 milioni di auto vendute nel mondo, pari ad un progresso del 2,4% su base annua. Il contributo più rilevante è giunto ancora una volta dall’India, dal Pakistan e dall’Africa. Nel solo mercato indiano, il principale per il gruppo, le immatricolazioni hanno toccato il record di 1,86 milioni di unità, con un aumento del 3,7%. Il risultato è stato spinto dal lancio del nuovo Suv Victoris e dal recupero della domanda dopo la revisione dell’imposta Gst.

In parallelo, anche le esportazioni dall’India hanno segnato una forte accelerazione, salendo del 34,6% fino a 448.000 unità. Sul mercato domestico giapponese, Suzuki ha conservato per il terzo anno consecutivo la leadership nel segmento delle minicar, le cosiddette kei car, con una quota del 33% e vendite pari a 725.000 unità, in crescita dell’1%. La casa ha inoltre registrato livelli record anche tra le vetture compatte e di medie dimensioni, sostenuta da modelli come Jimny Nomade, XBee e dalla elettrica eVitara.

Per l’anno fiscale 2026, la società indica ricavi pari a 6800 miliardi di yen, circa 36,775 miliardi di Euro, in aumento dell’8,1%. Sul fronte della redditività, però, le attese sono più prudenti: l’utile attribuibile agli azionisti è visto in calo fino al 13,5%, a 380 miliardi di yen, equivalenti a 2,055 miliardi di Euro. Anche l’utile operativo è previsto in flessione dell’8,5%, a 570 miliardi di yen, pari a circa 3,0825 miliardi di Euro, con il peso del continuo rincaro delle materie prime indicato tra le principali cause. 

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