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Monti alla guida di Terna, dubbi sul profilo per la transizione

Una scelta manageriale che apre interrogativi sulle competenze necessarie per la rete elettrica

La nomina di Pasqualino Monti alla guida di Terna SpA apre una fase delicata per la società incaricata di gestire la rete elettrica nazionale, mentre il Paese affronta la parte più complessa della propria transizione energetica. Il passaggio di consegne segna una scelta che si discosta in modo netto dall’impostazione indicata dalla stessa azienda nei documenti preparatori per il rinnovo del board.

Il suo profilo non è messo in discussione sul piano manageriale. L’ex-presidente dell’autorità portuale di Civitavecchia e poi di Palermo ha costruito la propria reputazione come amministratore capace di sbloccare infrastrutture ferme da tempo e di incidere su contesti appesantiti dalla burocrazia. La questione, però, riguarda un altro piano: Terna non è un porto, e la conduzione di una rete elettrica ad alta tensione richiede strumenti del tutto diversi da quelli della logistica intermodale.

Negli orientamenti agli azionisti, elaborati per indirizzare le nomine, era stato indicato con chiarezza che per una società chiamata a gestire un piano industriale da oltre 17 miliardi di Euro l’amministratore delegato ideale dovesse possedere una specifica e consolidata competenza nel settore dell’energia e della transizione ecologica. Una formulazione coerente con il compito affidato a Terna: integrare le produzioni rinnovabili del Sud con la domanda del Nord e portare avanti opere ingegneristiche di scala inedita come il Tyrrhenian Link e l’Adriatic Link.

In un sistema così regolato, ogni passaggio operativo pesa. La gestione del dispacciamento, la stabilità della frequenza di rete e l’avanzamento delle grandi infrastrutture non ammettono margini di improvvisazione. Un errore in questi ambiti può riflettersi in blackout strutturali o in aumenti dei costi in bolletta per milioni di italiani.

Proprio per questo, l’affidamento del vertice a un manager privo di esperienza diretta nelle dinamiche del mercato elettrico viene letto da più osservatori come una scelta che privilegia logiche estranee alle esigenze industriali del settore. La transizione energetica, infatti, non è assimilabile a una semplice opera pubblica: coinvolge competenze chimiche, fisiche, ingegneristiche ed economiche strettamente legate alla filiera dell’elettricità.

Il punto critico è il tempo. Con l’Europa impegnata sugli obiettivi Net Zero del 2030 e del 2050 e con l’Italia ancora alle prese con ritardi autorizzativi storici, Terna non ha margini per una lunga curva di apprendimento da parte del suo amministratore delegato. In un momento in cui la rete deve accelerare e assorbire nuova capacità rinnovabile, il rischio di perdere ritmo è concreto.

Resta quindi l’interrogativo sulla scelta di un profilo fuori settore per un ruolo tanto sensibile. Augurando buon lavoro a Pasqualino Monti, la sensazione che emerge è quella di una governance che ha preferito una soluzione di generalismo manageriale a una selezione fondata su competenze verticali. In un comparto elettrico sottoposto a forti tensioni operative e regolatorie, il costo di eventuali errori non sarebbe marginale.

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